La Regione Puglia accelera sul fronte della mobilità sanitaria passiva con l’obiettivo di ridurre il numero di cittadini costretti a spostarsi fuori regione per sottoporsi a interventi programmabili. È quanto riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno, secondo cui sono in fase di definizione accordi con cinque Regioni italiane e nuovi interventi per rafforzare l’offerta sanitaria sul territorio.
Accordi con cinque Regioni
Il percorso è stato avviato lo scorso marzo, quando il presidente Antonio Decaro ha firmato una delibera che affida al Dipartimento Salute il compito di negoziare accordi con Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Campania.
L’obiettivo è scoraggiare i trasferimenti fuori regione per prestazioni considerate “non salvavita” e che potrebbero essere eseguite anche negli ospedali pugliesi.
Secondo La Gazzetta del Mezzogiorno, la Regione ha rilevato come una parte consistente della mobilità passiva riguardi interventi ortopedici, operazioni di cataratta e chirurgia bariatrica, spesso effettuati presso strutture private di altre regioni.
Sconti oltre il tetto delle prestazioni
Uno degli strumenti individuati consiste nella definizione di accordi bilaterali che prevedano una regressione tariffaria per le prestazioni eccedenti i tetti concordati.
L’obiettivo è limitare quelle situazioni in cui alcune strutture private indirizzano pazienti pugliesi verso sedi dello stesso gruppo sanitario fuori regione dopo aver raggiunto il limite delle prestazioni convenzionate sul territorio pugliese.
In questi casi, le prestazioni aggiuntive potrebbero essere remunerate con una riduzione tariffaria di circa il 20%.
Le Asl chiamate a potenziare l’offerta
Parallelamente agli accordi con le altre Regioni, le aziende sanitarie pugliesi sono chiamate a rafforzare l’offerta delle cosiddette prestazioni “anti-fuga”.
Entro il 31 luglio le Asl avrebbero dovuto presentare i propri piani per incrementare gli interventi maggiormente richiesti dai pazienti che oggi scelgono di curarsi fuori dalla Puglia.
Gli effetti delle nuove misure, evidenzia La Gazzetta del Mezzogiorno, potranno essere valutati nell’arco di circa due anni, attraverso il sistema nazionale di compensazione tra mobilità attiva e passiva.
Il nodo dell’autonomia differenziata
La strategia della Regione si inserisce anche nel dibattito sull’autonomia differenziata. Secondo quanto riportato dal quotidiano, la Puglia teme che una maggiore autonomia gestionale delle regioni più forti possa tradursi in un incremento delle tariffe sanitarie, aggravando ulteriormente i costi sostenuti dalle regioni con maggiore mobilità passiva e rendendo ancora più difficile il riequilibrio del sistema sanitario nazionale.









