La ristorazione è uno dei comparti economici più consistenti e dinamici di Manfredonia. Pur in assenza di un censimento comunale aggiornato che distingua con precisione tutte le tipologie di attività, l’offerta appare tra le più ampie della provincia di Foggia in rapporto alla popolazione.
Si può stimare che a Manfredonia operino oltre 200 pubblici esercizi tra: ristoranti e trattorie; pizzerie; pescherie con cucina; bar e caffetterie; pub e birrerie; gelaterie e pasticcerie; gastronomie e rosticcerie; lidi balneari con servizio di ristorazione; ristoranti da asporto.
Un food diffuso, distribuito tra il centro storico, il porto e il lungomare Nazario Sauro, il porto turistico Marina del Gargano, Siponto e il litorale sud. Un comparto di rilevante peso economico per sé e per altre attività cittadine, in quanto costituisce uno dei principali datori di lavoro del commercio cittadino; rappresenta uno sbocco fondamentale per il pescato locale; sostiene le filiere agricole, vitivinicole e dell’agroalimentare del Tavoliere e del Gargano; contribuisce in modo decisivo all’attrattività turistica della città.
E che i vari ristoranti e affini lavorino abbondantemente, non occorre andare a verificare nelle cucine: sono… trasparenti, nel senso che ormai si sono allargati nelle strade e nelle piazze creando folklore ma anche tanto disordine e intralcio alla libera circolazione dele persone.
Manfredonia piace, la gente la frequenta spontaneamente, il mare è una grande attrazione, e fermarsi “per un boccone” è prassi consolidata. La città è passata dall’essere considerata prevalentemente luogo dove “si mangia bene”, a destinazione gastronomica marinara. Una crescita che comporta anche delle criticità come la stagionalità, il reperimento di personale qualificato, la limitata promozione unitaria della gastronomia cittadina, la insufficiente integrazione tra le diverse attività legate alla ristorazione.
Unitamente al turismo culturale e balneare, la ristorazione potrebbe divenire, in prospettiva, uno dei principali motori economici di Manfredonia, purché sia inserita in una strategia di marketing territoriale che valorizzi il marchio della città e l’intera filiera gastronomica.
In questo contesto si inserisce l’iniziativa del Comune di Manfredonia, sostenuta dalla Regione Puglia, di “Ciambò – Manfredonia Fish Fest”, consistente, la prima, in una cena sul molo di levante del porto storico di Manfredonia, la seconda in un vestibolo fuori dell’ingresso del porto ove consumare prodotti del mare. Costo del ticket della cena fastosa sul molo portuale, 65 euro; consumazione a scontrino presso le casette allestite sul marciapiede.
Una ciambò come idea festaiola estiva ci può stare, ma caricarla di finalità pretenziose pare alquanto peregrina.
A parte le tante anche ovvie considerazioni critiche diffuse, l’aspetto che più fa discutere è quel finanziamento di complessivi 50mila euro, tra Comune Regione, per allestire la cena. La giustificazione addotta è quella di essere la “Ciambò” la “valorizzazione dell’identità del settore ittico e di rilanciarne ruolo e attività”.
Indubbiamente finalità lodevoli quanto opportune considerato lo stato in cui negli anni è stato ridotto il settore: numero dei pescherecci dediti alla pesca che va diminuendo di giorno in giorno (da cinquecento che erano sono scesi a circa 160), molti dei quali che hanno difficoltà a trovare personale (i giovani disertano), il sontuoso mercato ittico sono ormai anni che è chiuso inattivo, il villaggio dei pescatori costruito dall’Autorità di sistema portuale giace abbandonato alle ortiche, tanti servizi portuali sono in stand-by.
Beh, con tutta la buona volontà, non pare proprio che una “ciambottata” di pesce possa quanto meno concorrere al raggiungimento di quel ponderoso fine le cui prospettive preoccupano non poco. Peraltro – hanno decretato i gourmand – una buona “zuppa di pesce” (la versione raffinata di ciambotta) va preparata con cura e gustata con calma in ristorante.
Tra le tante osservazioni critiche, anche quelle dei ristoratori tenuti fuori da quei dieci cui è stata commissionata la cena (gli esclusi pare stiano pensando ad un “troccolo allo scoglio” autogestito).
Tralasciando di riprendere motivi cavalcati dalle opposizioni consiliari, inerenti alla rendicontazione del denaro pubblico e al ritorno economico dell’investimento in ciambò, se si crede nell’iniziativa – è tra le domande avanzate – perché non autogestirla con ticket a 100euro? altri esempi simili richiamati hanno finalità benefiche.
Il settore ittico, storicamente colonna portante dell’economia cittadina, ha forte necessità di essere rivalutato, rilanciato con opportune iniziative mirate ad affrontare seriamente i problemi pressanti che stanno soffocando una delle risorse identitarie di Manfredonia.
All’orizzonte non se ne vedono. È anzi programmata un’altra manifestazione sempre gastronomica ispirata al mare: il 22 e 23 agosto corrente, in Largo Diomede, sarà allestito il “Mangiamare”: una sorta di degustazione di prodotti ittici ben lontana da quel Mangiamare di anni addietro quando protagoniste erano le friggitrici giganti impegnate a dare spettacolo e invitare a gustare il pesce del golfo amico. Che turisticamente va bene, ma che non ha niente a che fare con la crisi della pesca.
E intanto, tra il serio e il faceto, spunta la proposta di una “Pepata di cozze e zanghette del golfo” (due specialità sipontine) con tavolata in Corso Manfredi, da Tommasino a Piazza Marconi: 900 metri, un Guiness World Record. Una idea che sta riscuotendo consensi e adesioni strepitosi.













