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Home - Clan Sinesi-Francavilla, resta in carcere Daniele Barbaro: per il Riesame ci sono gravi indizi

Clan Sinesi-Francavilla, resta in carcere Daniele Barbaro: per il Riesame ci sono gravi indizi

Respinta la richiesta di annullamento dell’ordinanza cautelare notificata il 24 giugno. Secondo la Dda, il 35enne avrebbe continuato a operare per la batteria mafiosa anche durante la detenzione domiciliare. La difesa contesta l’esistenza di un suo contributo concreto al sodalizio

Di Redazione
31 Luglio 2026
in Cronaca, Foggia
Emiliano Francavilla, Daniele Barbaro e Alessandro Moffa

Emiliano Francavilla, Daniele Barbaro e Alessandro Moffa

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A carico di Daniele Barbaro alias “Barbarill”, aspirante boss, sussistono gravi indizi per sostenere che continui a far parte e a essere operativo nel clan Sinesi-Francavilla. È quanto emerge dalla decisione del Tribunale della libertà di Bari, che ha rigettato la richiesta di annullamento dell’ordinanza cautelare notificata al 35enne foggiano lo scorso 24 giugno.

Le motivazioni del provvedimento saranno depositate nelle prossime settimane. La difesa aveva chiesto la revoca della misura sostenendo l’assenza di elementi capaci di dimostrare un contributo concreto di Barbaro alle attività della batteria mafiosa, anche alla luce della sua lunga detenzione, iniziata nel settembre del 2008 e proseguita senza interruzioni tra carcere e arresti domiciliari.

Anche in caso di accoglimento del ricorso, per il 35enne si sarebbe comunque trattato di una scarcerazione soltanto virtuale. Barbaro è infatti detenuto dal 25 marzo anche nell’ambito dell’inchiesta sul tentativo di estorsione ai danni di un commerciante foggiano, ferito a colpi di pistola la sera del 14 marzo scorso durante una vicenda legata al recupero di un orologio Patek Philippe del valore di circa 160mila euro.

Secondo l’accusa, qualora fosse riuscito a recuperare l’orologio precedentemente rapinato, Barbaro avrebbe potuto ottenere un compenso compreso tra 50mila e 80mila euro.

I cinque arresti per mafia

Tra l’8 e il 24 giugno, squadra mobile e carabinieri hanno eseguito le ordinanze cautelari nei confronti dei fratelli Antonello Francavilla ed Emiliano Francavilla, rispettivamente di 49 e 47 anni, indicati al vertice del clan Sinesi-Francavilla.

Insieme a loro sono stati arrestati Barbaro, Ivan Narciso, 36 anni, e Alessandro Moffa, 46 anni e cugino dei Francavilla. A questi ultimi tre la Direzione distrettuale antimafia contesta la partecipazione all’associazione mafiosa guidata dai due fratelli.

Secondo l’impostazione accusatoria, gli indagati avrebbero agito nella consapevolezza di appartenere alla struttura criminale denominata Società foggiana, svolgendo funzioni operative nel traffico di sostanze stupefacenti e mettendosi a disposizione per la commissione dei reati necessari a portare avanti il programma del sodalizio.

Tra le attività contestate figurano il mantenimento e l’assistenza degli affiliati detenuti, la gestione della cassa comune, la distribuzione dei proventi illeciti, la soluzione dei contrasti interni e i rapporti con la batteria rivale Moretti-Pellegrino-Lanza, allo scopo di affermare il predominio dei Sinesi-Francavilla.

Le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori

L’inchiesta, composta da vari faldoni e migliaia di pagine, contiene intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia che riguardano direttamente Barbaro.

Secondo la Dda, il 35enne si sarebbe attivato per sostenere gli interessi del clan anche durante i periodi trascorsi agli arresti domiciliari. I pubblici ministeri hanno chiesto al Tribunale della libertà di confermare la misura cautelare, rimarcando quella che viene considerata la sua centralità nelle dinamiche della Società foggiana e della batteria Sinesi-Francavilla.

Uno degli episodi ritenuti più significativi dall’accusa è il summit del 18 marzo 2026, al quale avrebbero partecipato in videochiamata sei esponenti della criminalità foggiana. Barbaro, in quel periodo ai domiciliari a Campomarino per una vicenda di droga, sarebbe stato coinvolto nella discussione per tentare di risolvere alcuni contrasti interni.

Durante il confronto avrebbe ribadito l’appartenenza di tutti gli interlocutori alla medesima famiglia criminale. Il tentativo di ricomporre le divergenze non avrebbe però ottenuto i risultati sperati.

Il ruolo attribuito dal gip

Nell’ordinanza cautelare il gip di Bari attribuisce a Barbaro uno spiccato senso di appartenenza alla Società foggiana e un ruolo diventato progressivamente più importante nelle dinamiche del clan.

Secondo il giudice, il 35enne potrebbe contare sulla disponibilità di numerosi sodali e avrebbe gestito direttamente affari illeciti per conto dell’organizzazione. Tra gli episodi richiamati nell’inchiesta figura anche una presunta estorsione ai danni di una discoteca.

Barbaro è considerato il primo caso conosciuto nella storia della Società foggiana di un soggetto affiliato quando era ancora minorenne. Una traiettoria criminale che, secondo la Procura antimafia, non sarebbe stata interrotta dalla lunga permanenza in stato di detenzione.

La tesi della difesa

La difesa sostiene invece che la detenzione ininterrotta dal 2008 renda difficile individuare il contributo concreto che Barbaro avrebbe potuto fornire al clan nel corso degli anni.

Viene contestata anche la sussistenza dell’associazione mafiosa nei confronti di tutti e cinque gli indagati. Quanto alla videochiamata del 18 marzo, secondo la ricostruzione difensiva si tratterebbe di un episodio isolato e circoscritto a un periodo molto limitato del 2026, insufficiente a dimostrare una partecipazione stabile al sodalizio.

Il Tribunale della libertà ha però respinto l’istanza, confermando per il momento l’impianto cautelare. Per conoscere nel dettaglio le ragioni della decisione bisognerà attendere il deposito delle motivazioni.

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Tags: Alessandro MoffaAntonello Francavillaclan Sinesi-Francavillacriminalità organizzataDaniele BarbaroDda BariEmiliano FrancavillaFoggiaIvan NarcisoMafia foggianasocieta foggianaTribunale della Libertà
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