Le sette Sanitaservice controllate dalle Asl pugliesi, nate per svolgere servizi di supporto come pulizie, ausiliariato, portierato e, dall’ultimo anno, anche il servizio di emergenza 118, sono tornate al centro del dibattito sulla gestione della sanità regionale. A fare il punto è la Gazzetta del Mezzogiorno, che descrive un sistema finito sotto la lente della Corte dei conti dopo i rilievi formulati nell’ambito dell’esame del bilancio sanitario pugliese.
Secondo quanto riportato dal quotidiano, nonostante le direttive emanate dalla Regione, negli ultimi tre anni le società in house delle Asl avrebbero operato con ampi margini di autonomia, trasformandosi, in alcuni casi, in strutture sempre più simili ad aziende sanitarie vere e proprie, anche per effetto delle interferenze della politica locale.
Spesa in crescita e oltre 8.200 dipendenti
I costi complessivi delle Sanitaservice sono aumentati passando da 279 milioni di euro nel 2024 a 292 milioni nel 2025, con un incremento di circa 15 milioni attribuito alle sole spese del personale. Le ultime 850 assunzioni hanno portato l’organico complessivo a 8.254 dipendenti.
La Gazzetta del Mezzogiorno evidenzia anche forti differenze organizzative tra le varie province. Alla Sanitaservice della Asl Bari risultano 103 impiegati amministrativi, mentre alla Asl Foggia il numero sale addirittura a 545.
Tra le anomalie segnalate figurano inoltre attività che, secondo il quotidiano, esulerebbero dalle competenze previste per le società in house. A Brindisi la Sanitaservice gestirebbe un servizio psichiatrico, nonostante tali società non possano erogare assistenza sanitaria, mentre a Taranto si occuperebbe dei cosiddetti “gruppi appartamento”, attività di assistenza sociale che richiederebbero specifiche autorizzazioni. Sempre a Foggia, viene ricordata la vicenda degli 80 infermieri assunti dalla Sanitaservice, poi finita tra i rilievi della Corte dei conti.
De Leonardis: “Si possono recuperare 60 milioni”
A ricostruire i costi del sistema è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giannicola De Leonardis, commercialista, secondo cui una profonda riorganizzazione consentirebbe di recuperare importanti risorse.
“Fatta 100 la spesa complessiva, l’80% dei bilanci è destinato alle spese del personale. Il restante 20% rappresenta costi che potrebbero essere eliminati internalizzando direttamente il personale nelle Asl, recuperando così circa 60 milioni di euro”, sostiene il consigliere.
De Leonardis punta il dito contro la struttura amministrativa delle sette società, ciascuna dotata di un amministratore unico – con un compenso di circa 100mila euro lordi annui –, collegio sindacale o società di revisione, nucleo di valutazione e numerose figure dirigenziali, come responsabili del personale e dirigenti amministrativi, che, evidenzia, in molti casi non sarebbero stati selezionati tramite concorso.
Il consigliere richiama anche la presenza di consistenti fondi rischi nei bilanci delle società, come quelli costituiti dalla Sanitaservice di Brindisi per sanzioni Inail e contenziosi legali, osservando che parte delle risorse provenienti dal Fondo sanitario nazionale finirebbe per coprire imposte e accantonamenti anziché essere destinata direttamente ai servizi per i cittadini.
Il nodo politico
L’approfondimento della Gazzetta del Mezzogiorno dedica ampio spazio anche agli aspetti politici.
Per la Sanitaservice della Asl Bari viene citata la gestione dell’amministratore unico Fabrizio D’Addario, indicato come vicino all’ex presidente della Regione Michele Emiliano, mentre il quotidiano riferisce che le assunzioni sarebbero state utilizzate durante la campagna elettorale e segnala presunti collegamenti tra il responsabile del personale e imprese che lavorano per la stessa società.
Per quanto riguarda la Sanitaservice della Asl Foggia, il quotidiano scrive che l’amministratore unico Angelo Tomaro è considerato espressione della consigliera regionale Pd, Rossella Falcone (è il marito della sorella del compagno, ma va detto che il suo incarico è di molto precedente all’elezione di Falcone, ndr). La vicenda dell’internalizzazione degli 80 infermieri assunti dalla società è indicata tra le questioni sollevate dalla Corte dei conti durante la parifica del bilancio regionale 2025. Inoltre, viene ricordato che lo scorso anno, in piena campagna elettorale, sarebbe stata ipotizzata l’estensione della Sanitaservice anche al Policlinico di Foggia, operazione poi fermata dalla Regione dopo un’inchiesta giornalistica.
Anche a Brindisi, secondo la ricostruzione della Gazzetta del Mezzogiorno, la nomina dell’amministratore unico Cristiano D’Errico, ritenuto vicino al consigliere regionale Tommaso Gioia, avrebbe alimentato tensioni politiche con il piddino Toni Matarrelli, oggi presidente del Consiglio regionale, che sosteneva invece la conferma del precedente amministratore Francesco Zingarello.
È in questo contesto che De Leonardis esprime una delle sue valutazioni più dure: “Le Sanitaservice sono diventate delle piccole Asl, e scavando emerge il vero potere gestionale del Pd, che ha imbarcato di tutto di più. Queste persone sono tutte state ben indirizzate e hanno un’ideologia ben precisa”.
L’Unità di crisi della Regione
Per affrontare le criticità emerse, il presidente della Regione Antonio Decaro ha istituito un’Unità di crisi incaricata di analizzare i bilanci delle sette Sanitaservice e le principali voci di spesa.
Come evidenzia la Gazzetta del Mezzogiorno, il provvedimento sarà illustrato davanti alla Corte dei conti nell’udienza dedicata al bilancio regionale, con l’obiettivo di dimostrare il recepimento dei rilievi formulati dalla magistratura contabile dopo il disavanzo sanitario di 349 milioni di euro registrato nel 2025.
La questione delle Sanitaservice si conferma così uno dei dossier più delicati della sanità pugliese, tra esigenze di contenimento della spesa, rilievi degli organi di controllo e un acceso confronto politico.











