Non si placa il dolore della famiglia di Donato Monopoli, il giovane di Cerignola morto nel 2019 dopo sette mesi di coma in seguito al pestaggio subito nella discoteca “Le Stelle” di Foggia. Dopo la sentenza con cui la seconda sezione della Corte d’Appello di Bari ha ridotto le pene nei confronti di Francesco Stallone e Michele Verderosa, i genitori del 26enne hanno affidato ai social un lungo e durissimo messaggio.
Parole cariche di rabbia e amarezza, nelle quali la famiglia contesta la decisione dei giudici e annuncia la volontà di proseguire la battaglia giudiziaria.
“Questa non è giustizia, è un insulto alla vita umana”
Nel post, i genitori di Donato definiscono la sentenza “un insulto alla vita umana”, facendo riferimento alle pene inflitte ai due imputati.
“La vita di nostro figlio Donato per lo Stato italiano vale 7 anni a Stallone e 4 anni a Verderosa. Questa non è giustizia: è un insulto alla vita umana”, scrivono.
Secondo la famiglia, la decisione rappresenta “lo schiaffo più violento che una madre e un padre potessero ricevere dallo Stato in un’aula di tribunale”, ricordando il figlio come “un ragazzo solare, onesto, un lavoratore strappato ai suoi sogni da una violenza inaudita”.
“L’ergastolo lo stiamo scontando noi”
Nel messaggio viene poi contrapposta la prospettiva dei condannati a quella della famiglia della vittima.
“Ringraziate la burocrazia, i raggiri procedurali e gli sconti di pena che vi permetteranno di tornare presto alla vostra vita”, scrivono i genitori, aggiungendo che “l’unica condanna all’ergastolo, definitiva e senza sconti, è quella che abbiamo ricevuto noi”.
Un passaggio particolarmente intenso riguarda il vuoto lasciato dalla morte del figlio: “Quella sedia vuota a tavola urlerà la mancanza di Donato per il resto dei nostri giorni. Per nostro figlio non esistono permessi premio o sconti di pena: lui è stato condannato a non esserci più”.
L’annuncio: “Ricorreremo in Cassazione”
La famiglia conclude il proprio intervento annunciando che la vicenda giudiziaria non è finita.
“Questa sentenza vergognosa non ci piega: ci dà solo la rabbia necessaria per andare avanti. Ricorreremo in Cassazione. Impugneremo ogni singola carta e combatteremo con le unghie e con i denti fino all’ultimo livello di giudizio”.
Infine, il messaggio si chiude con una promessa rivolta alla memoria del figlio: “Chi ha spento la luce di nostro figlio deve pagare, e noi saremo la loro ombra finché non sarà fatta vera giustizia. Donato, mamma e papà sono in piedi. Più forti di prima”.
Il post è stato pubblicato subito dopo la sentenza con cui la Corte d’Appello di Bari ha rideterminato le pene nei confronti di Stallone e Verderosa rispettivamente in sette anni e due mesi e quattro anni, undici mesi e venti giorni di reclusione.










