Una città ferita dalla criminalità, soffocata dai rifiuti e schiacciata da una reputazione che rischia di compromettere il suo futuro. È il ritratto di Cerignola tracciato in una lunga lettera aperta inviata alla redazione da un cittadino che ha scelto di firmarsi semplicemente come “un cittadino normale“.
Uno sfogo che parte dall’ennesimo assalto ai bancomat e si allarga a una riflessione più ampia sullo stato della città, sul ruolo delle istituzioni e sulle responsabilità della stessa comunità.
“Qualcosa si è rotto”
Secondo l’autore della lettera, negli ultimi anni Cerignola avrebbe assistito a un peggioramento progressivo della situazione.
Pur ricordando come il territorio conviva da tempo con fenomeni criminali quali furti d’auto, rapine e assalti ai portavalori, il cittadino evidenzia una preoccupazione crescente per l’aumento degli attacchi agli sportelli bancomat mediante esplosivi artigianali.
“Non è più un furto, è una deflagrazione che squarcia il silenzio della notte e potrebbe colpire chiunque”, scrive, riferendosi alle cosiddette “marmotte” utilizzate per far saltare gli sportelli automatici.
Per il cittadino, la frequenza di questi episodi sarebbe il segnale di una criminalità che considera il territorio un luogo in cui operare con margini di rischio limitati.
L’emergenza rifiuti e i roghi
Nella lettera trova spazio anche il tema ambientale.
L’autore denuncia la presenza di rifiuti abbandonati nelle campagne e lungo le strade, oltre ai frequenti incendi di materiali di scarto che generano fumi e odori spesso percepiti anche all’interno della città.
Una situazione che viene definita una sorta di “Terra dei Fuochi pugliese”, incompatibile con una realtà che fonda gran parte della propria economia sull’agricoltura.
“Lo stigma costa lavoro e investimenti”
Uno dei passaggi più significativi riguarda il danno reputazionale subito da Cerignola.
Secondo il cittadino, il nome della città sarebbe ormai associato quasi esclusivamente a fatti di cronaca nera, con conseguenze concrete sul piano economico.
“Nessuno si meraviglia più quando sente parlare di rapine o eventi criminali legati a Cerignola”, osserva, sostenendo che questa immagine negativa rischi di allontanare investitori, imprese e opportunità di sviluppo.
L’orgoglio per la storia della città
Accanto alle critiche, la lettera richiama anche le eccellenze storiche e culturali di Cerignola.
Vengono ricordate figure come Nicola Zingarelli, autore del celebre vocabolario della lingua italiana, Giuseppe Di Vittorio, simbolo del movimento sindacale, e il legame con Pietro Mascagni, che soggiornò a lungo in città prima di diventare uno dei più importanti compositori italiani.
Un patrimonio che, secondo l’autore, meriterebbe di essere valorizzato e non oscurato dalle cronache criminali.
L’appello alle istituzioni e ai cittadini
Nella parte finale della lettera vengono avanzate alcune richieste: più controlli sul territorio, una videosorveglianza efficiente, una maggiore presenza delle forze dell’ordine, interventi di bonifica delle aree degradate e sanzioni più incisive contro chi abbandona rifiuti.
Ma l’appello più forte è rivolto agli stessi cittadini.
“Il degrado non si combatte solo dai palazzi del Comune, si combatte anche smettendo di voltarsi dall’altra parte”, scrive il firmatario, invitando la comunità a non considerare normali fenomeni che normali non sono.
Un messaggio che si conclude con una riflessione netta: “Cerignola non è la sua criminalità e non è la sua immondizia abbandonata. Ma se continuiamo a comportarci come se tutto questo non ci riguardasse, la responsabilità non sarà soltanto di chi delinque o di chi amministra”.











