Nuovi sviluppi giudiziari per Davide Barzan, il consulente criminalista diventato noto a livello nazionale per il suo ruolo mediatico nel caso dell’omicidio di Pierina Paganelli, la pensionata uccisa a Rimini nel 2023.
Nella mattinata di oggi la Guardia di Finanza ha eseguito una perquisizione nell’abitazione e nell’ufficio di Riccione del professionista su disposizione della Procura della Repubblica di Bergamo, che lo indaga per bancarotta fraudolenta nell’ambito di una più ampia inchiesta economico-finanziaria.
Contestualmente sono state effettuate perquisizioni anche a Foggia e sono stati eseguiti sequestri per circa 450mila euro tra Italia e Lituania.
Con Barzan risulta indagato anche Pierluigi Chieffi, consulente finanziario 58enne originario di Coriano. Attualmente detenuto a Rimini per un cumulo di condanne, Chieffi è inoltre indagato per il danneggiamento dell’autovettura dello stesso Barzan, andata a fuoco il 27 maggio 2025.
Secondo la ricostruzione degli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bergamo, l’indagine prende le mosse dalla liquidazione giudiziale di una società bergamasca operante nel settore dell’edilizia interna e della commercializzazione di serramenti.
L’acquisizione della società e le contestazioni della Procura
Gli accertamenti avrebbero evidenziato che la società, storicamente gestita in ambito familiare e considerata economicamente solida fino al 2022, sarebbe stata ceduta nel gennaio 2023 a uno degli indagati per 40mila euro, una cifra che gli investigatori ritengono notevolmente inferiore al reale valore di mercato.
Per la Procura, dietro l’operazione si nasconderebbe una più articolata condotta fraudolenta. L’acquirente avrebbe infatti versato soltanto una prima tranche di 20mila euro e successivamente avrebbe indotto in errore i precedenti proprietari prospettando l’esistenza di presunti debiti aziendali, ottenendo così ulteriori versamenti per circa 122mila euro.
Per questo motivo viene contestato anche il reato di truffa aggravata per aver provocato un danno patrimoniale di rilevante gravità.
Le presunte distrazioni di denaro
Secondo gli inquirenti, dopo il cambio di proprietà e le dimissioni del personale dipendente, la società avrebbe iniziato a manifestare le prime difficoltà operative.
Nel periodo successivo sarebbero stati trasferiti oltre 310mila euro su conti correnti riconducibili agli indagati attraverso fatture relative a operazioni ritenute inesistenti, giustificate formalmente come consulenze, restituzioni di somme o spese anticipate.
La Procura ipotizza che tali operazioni fossero finalizzate a svuotare le casse societarie durante la fase di liquidazione.
I conti in Lituania
Le indagini hanno inoltre consentito di ricostruire una serie di movimenti finanziari che avrebbero portato circa 285mila euro verso rapporti bancari intestati agli indagati in Italia e all’estero.
In particolare, i finanzieri avrebbero individuato dodici conti correnti aperti in Lituania, che sono stati sottoposti a sequestro grazie alla collaborazione internazionale attivata attraverso Eurojust e le autorità di polizia straniere.
Nel complesso, il gip di Bergamo ha disposto sequestri per circa 450mila euro.
La posizione della difesa
Secondo quanto riferito dai difensori di Barzan, gli avvocati Marlon Lepera e Nunzia Barzan, il consulente non avrebbe mai percepito somme provenienti dalla società finita in liquidazione.
La vicenda sarà ora oggetto degli ulteriori approfondimenti investigativi coordinati dalla Procura di Bergamo.
Come previsto dalla legge, gli indagati devono considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.












