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Home - Montagne di rifiuti interrate e date alle fiamme tra Foggiano e Bat: 37 indagati per il business da 2,5 milioni

Montagne di rifiuti interrate e date alle fiamme tra Foggiano e Bat: 37 indagati per il business da 2,5 milioni

Secondo la procura centinaia di viaggi avrebbero trasferito dalla Campania migliaia di tonnellate di scarti smaltiti illegalmente. I carabinieri del Noe scoprono 34 siti utilizzati come discariche abusive

Di Redazione
4 Giugno 2026
in Cerignola e 5 Reali Siti, Cronaca
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La Dda di Bari ha chiuso le indagini sull’inchiesta Erebus, il presunto traffico di rifiuti pericolosi e non provenienti dalla Campania e sversati illegalmente, o dati alle fiamme, in terreni agricoli, cave abbandonate e depositi dismessi tra Capitanata e Bat.

L’avviso di conclusione indagini, firmato dai pm Marco D’Agostino e Domenico Minardi, riguarda 37 indiziati: 27 persone fisiche e 10 ditte o aziende. Al centro dell’inchiesta, condotta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico, ci sarebbe un giro illecito da circa 3.500 tonnellate di rifiuti movimentati tra luglio 2023 e giugno 2024.

Il blitz e i sequestri

L’indagine era sfociata il 27 maggio nel blitz Erebus, dal nome della divinità greca che personifica l’oscurità. In quella occasione il gip di Bari Ilaria Casu aveva emesso 19 misure cautelari: 6 arresti domiciliari, 7 obblighi di firma e 6 divieti di esercitare attività d’impresa per un anno.

Disposti anche sequestri per circa 2 milioni e mezzo di euro, oltre al vincolo su 10 ditte e 60 camion. Secondo l’accusa, nel sistema sarebbero stati coinvolti titolari di aziende di trasformazione rifiuti, trasportatori, intermediari e basisti incaricati di individuare i luoghi in cui abbandonare il materiale.

Gli investigatori hanno scoperto 34 siti utilizzati per lo sversamento illecito.

L’affare da 2,5 milioni

Per la Dda, il presunto traffico avrebbe consentito agli indagati di ottenere un doppio vantaggio: da un lato i compensi per la gestione abusiva dei rifiuti, dall’altro il risparmio dei costi necessari per il corretto smaltimento e tracciamento.

Il profitto illecito viene quantificato in circa 2 milioni e 380mila euro.

Secondo la ricostruzione accusatoria, invece di avviare i rifiuti alle procedure previste dalla normativa ambientale, il materiale sarebbe stato scaricato in modo indiscriminato nelle campagne e in aree abbandonate della provincia di Foggia e della Bat.

I 136 capi d’accusa

Sono 136 i capi d’imputazione contenuti nelle oltre cento pagine dell’avviso notificato a indagati, aziende e difensori.

Il reato più grave contestato è quello di traffico illecito di rifiuti, che ha determinato l’emissione delle misure cautelari. Alle 10 aziende viene contestata la responsabilità amministrativa prevista dalla normativa per gli enti i cui amministratori risultino coinvolti in attività illecite.

Gli altri 125 capi d’accusa riguardano singole violazioni del decreto legislativo in materia ambientale, legate al trasporto e allo sversamento non autorizzato di rifiuti.

Il presunto sistema

Secondo quanto ricostruito dal gip nell’ordinanza cautelare, i rifiuti sarebbero stati rimessi nel mercato senza aver subito alcun trattamento, accompagnati da falsa documentazione che ne attestava formalmente il recupero.

In altri casi, sempre secondo l’accusa, i materiali sarebbero stati trasportati con codici, quantità o destinazioni diverse da quelle indicate nei documenti di accompagnamento. Alcuni rifiuti non pericolosi sarebbero stati conferiti in discariche non idonee, mentre altri sarebbero stati abbandonati in capannoni dismessi e poi dati alle fiamme per cancellare le tracce del reato.

Pagamenti in contanti e ruoli distinti

Per gli investigatori, la natura dei rifiuti sarebbe stata nota sia ai trasportatori sia ai conferitori. A sostegno dell’accusa ci sono pedinamenti, appostamenti, fotografie, video, intercettazioni e sequestri.

Il gip evidenzia anche il ricorso a pagamenti in contanti per ogni singolo trasporto, elemento che, secondo l’impianto accusatorio, confermerebbe l’esistenza di un’organizzazione strutturata con ruoli distinti ma orientata a un unico obiettivo: gestire e trafficare illecitamente rifiuti.

Gli indagati avranno ora 20 giorni per chiedere di essere interrogati, presentare memorie difensive o sollecitare nuove attività investigative. Successivamente la procura valuterà per quali posizioni chiedere il rinvio a giudizio davanti al gup di Bari.

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