La Puglia mostra qualche segnale di miglioramento sul fronte delle liste d’attesa, ma continua a occupare le posizioni basse della classifica nazionale. È quanto emerge dal monitoraggio dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che fotografa una situazione ancora caratterizzata da ritardi significativi nell’erogazione di visite specialistiche ed esami diagnostici.
Come evidenzia un’analisi pubblicata da Repubblica Bari, una delle principali criticità riguarda l’utilizzo del codice di priorità “P”, quello riservato alle prestazioni programmabili da effettuare entro 120 giorni. In Puglia oltre la metà delle prescrizioni continua a essere classificata con questo codice: il 55% delle visite e il 58% degli esami diagnostici nel primo quadrimestre del 2026.
Tempi non rispettati per molte prestazioni
I dati mostrano come il rispetto delle tempistiche previste dal Servizio sanitario sia ancora lontano dagli obiettivi fissati.
Per le visite urgenti, che dovrebbero essere effettuate entro 72 ore, il rispetto dei tempi si registra solo nel 54% dei casi. Le visite con priorità breve, da eseguire entro dieci giorni, superano la soglia prevista nel 63% dei casi. Analoga situazione per quelle differibili, che dovrebbero essere garantite entro trenta giorni.
Anche sul fronte della diagnostica emergono criticità simili. Solo poco più della metà degli esami urgenti viene effettuata entro i tre giorni previsti, mentre una quota significativa delle prescrizioni con priorità breve arriva a essere eseguita addirittura oltre sei mesi dopo la richiesta.
Le differenze tra le specialità
Non mancano però alcuni ambiti che registrano risultati più incoraggianti.
Tra le visite specialistiche, quelle oncologiche vengono garantite nei tempi previsti nell’80% dei casi, mentre la riabilitazione raggiunge il 74%. Più problematica invece la situazione per la neurologia, dove solo il 39% delle prime visite rispetta le tempistiche indicate.
Per quanto riguarda gli esami diagnostici, le performance migliori si registrano per Tac cranio-encefalo e mammografie, entrambe con una percentuale di rispetto dei tempi pari al 78%. Molto più bassa invece quella relativa alla spirometria, che si ferma al 31%.
Molti cittadini si rivolgono ai privati
Un altro dato che emerge dal rapporto riguarda la cosiddetta “presa in carico” delle prescrizioni.
Secondo Agenas, meno della metà delle ricette emesse per visite ed esami risulta poi registrata come prestazione effettuata dal sistema sanitario regionale: il 46,8% per le visite e il 43% per gli esami.
Un dato che lascia ipotizzare come molti cittadini scelgano di rinunciare alle cure oppure di rivolgersi al settore privato per evitare tempi di attesa troppo lunghi.
Agenas: “Segnali positivi ma risultati ancora insufficienti”
Nonostante le criticità, Agenas riconosce alcuni progressi rispetto all’anno precedente.
“La Puglia registra segnali positivi e un incremento delle performance, ma continua a mantenere percentuali di rispetto dei tempi inferiori rispetto alla media nazionale”, ha dichiarato il direttore generale dell’Agenzia, Angelo Tanese.
Le prossime settimane saranno particolarmente importanti per valutare gli effetti del piano straordinario di recupero delle liste d’attesa avviato dalla Regione alcuni mesi fa e giunto ormai alla fase conclusiva.
Il tema entra nello scontro politico
La questione delle liste d’attesa continua intanto ad alimentare il confronto politico regionale. L’opposizione di centrodestra ha già annunciato nuove iniziative pubbliche nelle prossime settimane, collegando il tema dell’efficienza sanitaria anche al recente aumento dell’addizionale regionale Irpef disposto dalla Regione Puglia.
Un dibattito destinato a restare al centro dell’agenda politica, mentre migliaia di cittadini continuano a fare i conti con attese spesso superiori a quelle previste dai livelli essenziali di assistenza.








