Chi ama da sempre Kevin Spacey, chi ha adorato i suoi ruoli simbolo, da Roger “Verbal” Kint de “I Soliti Sospetti” con cui ha ottenuto l’Oscar come migliore attore non protagonista, a Lester Burnham del cult “American Beauty”, in cui anticipa il mito del disfacimento della giovinezza, tema dominante nei decenni a seguire, fino all’ormai leggendario Frank Underwood, l’archetipo del politico di ogni latitudine di “House of Cards”, non poteva che emozionarsi e anche un po’ commuoversi nel vederlo calcare il blue carpet del Mònde Festival di bianco vestito e poi rispondere con una infinita calma e saggezza alle domande della giornalista Silvia Bizio nell’arena allestita e presa d’assalto da centinaia di fan ai piedi del boschetto della Villa Comunale.
Nel momento in cui fu bloccato dalle accuse di molestie sessuali ed “espunto” da Hollywood, incriminazioni da cui è stato completamente assolto e che risultarono del tutto infondate, Kevin Spacey era il miglior attore in circolazione della sua generazione, protagonista di una delle più acclamate serie degli ultimi anni, “House Of Cards”, appunto. Un ruolo carismatico, che ha dettato i tempi della politica e che è stato profetico nella gestione di tante campagne elettorali piccole e grandi.
Mutuando la metafora del tennis e le parole di un campione come Roger Federer, Spacey ha spiegato il senso della sua personale “sconfitta”.“Voglio dirvi perché oggi sono più entusiasta rispetto al futuro. Federer disse che la perfezione è impossibile, in 1526 match che ha giocato l’80% li ha vinti. Ma ha perso circa la metà dei punti che ha giocato. Anche il top dei giocatori sa che può perdere un punto su due. Quando giochi un punto è la cosa più importante che hai ma quando lo perdi, quello che è dietro di te è dietro di te. La recitazione mi ha dato tanti punti, ne ho persi molti più rispetto a quelli che ho giocato, recitare mi ha dato tantissimi alti e bassi, come in una montagna russa. Sono le mie forze e le mie debolezze che mi fanno andare avanti”.
E poi rivolto al pubblico: “Qualunque sia la vostra vita, il tennis, la medicina, il servizio per gli altri, la musica, la recitazione, ogni tanto si perde, si perde un punto, si perde un match, si perde una stagione, si perde il lavoro o forse si perdono anche nove anni di vita e di carriera. Ma si deve trovare la forza di rimettersi in piedi con grazia e io vi dico che stasera stare qui, avere l’onore di stare in mezzo a tante persone, ricevere il premio è un piacere immenso”.
“Amo l’Italia, non ero mai stato in questa particolare regione, in questo posto, anzi è particolarmente gradita la vostra accoglienza calorosa”, ha detto in esordio. Al party organizzato per gli ospiti al Cicolella ha incontrato anche Matthew Modine, che era anche nell’Arena. ì “È stato un grandissimo piacere rivedere qui – ha osservato – il mio vecchio amico Matthew. Ci conosciamo dagli anni ’80”.
L’attore ha ricevuto l’Honorary Mònde Award 2026, riconoscimento che il festival assegna alle personalità che hanno lasciato un segno profondo nell’immaginario cinematografico contemporaneo, consegnato dall’assessore regionale Raffaele Piemontese, a testimonianza della “vicinanza della Regione Puglia a una manifestazione che negli anni è diventata uno strumento efficace di promozione culturale e territoriale”.
Spacey ha risposto anche ad una domanda sulla differenza tra cinema e serialità. Tra cinema e televisione. “Per me quando hai una sceneggiatura notevole e hai un regista con una visione e hai collaboratori, attori e una troupe importante e dedicata a raccontare una storia, penso che la camera o la telecamera non sappiano la differenza, è solo una telecamera. In un lavoro sfidante, eccitante e pieno di ispirazione non si sa se si sta girando per il cinema o la televisione. Io sono un ratto da teatro, ho imparato così tanto nelle mie esperienze di attore a teatro prima di arrivare su un set perciò la mia religione è considerarmi un topo di teatro prima di qualsiasi altra cosa”.








