Una moschea pubblica come luogo di culto, ma anche come spazio di incontro, integrazione e sviluppo sociale ed economico per il territorio. È la visione sostenuta da Cecilia Grossi, dottore commercialista di Foggia, che ha raccontato il proprio coinvolgimento nella nascita del Comitato multinazionale per la moschea di Foggia.
La professionista ha spiegato di aver conosciuto il comitato “fin dagli albori”, seguendo anche gli aspetti burocratici e amministrativi legati alla sua costituzione ufficiale.
“Ho conosciuto alcuni dei 40 membri fondatori che hanno sottoscritto l’atto costitutivo e lo statuto del comitato, che poi siamo andati a registrare all’Agenzia delle Entrate”, ha dichiarato Grossi, sottolineando che oggi il comitato “è pienamente operativo e pronto ad operare ai sensi di legge”.
“La comunità musulmana è parte integrante del territorio”
Secondo la commercialista foggiana, non si può ignorare il ruolo che la comunità musulmana ricopre ormai da anni nella realtà economica e sociale della Capitanata.
“Parliamo di lavoratori, contribuenti, imprenditori che partecipano alla vita della città e della provincia”, ha spiegato. Proprio per questo, secondo Grossi, una reale inclusione non può prescindere dalla possibilità di avere “un luogo di culto idoneo e appropriato in cui professare la propria fede”.
Nel suo intervento ha evidenziato anche le possibili ricadute economiche del progetto. “Una moschea costruita nel rispetto di tutte le normative urbanistiche, edilizie e sanitarie potrà generare un indotto importante, sia nella fase della costruzione sia successivamente, attraverso la valorizzazione della comunità e del senso di appartenenza”.
“L’inclusione non è solo un valore etico”
Per Grossi, il tema dell’integrazione deve essere affrontato non soltanto sul piano morale, ma anche come fattore di crescita sociale ed economica.
“Quando parliamo di inclusione non dobbiamo vederla soltanto come un valore etico, ma come una questione sociale che incide direttamente sulla vita e sullo sviluppo economico del territorio”, ha affermato.
La futura moschea, nelle intenzioni del comitato, dovrebbe essere aperta anche a chi non professa la religione islamica, diventando un punto di riferimento per iniziative culturali, seminari e momenti di confronto.
“Sarà una moschea pubblica aperta anche a tutti coloro che non professano la religione islamica, affinché possano conoscere meglio questa cultura e favorire una piena integrazione”, ha aggiunto.
“I pregiudizi nascono dalla mancanza di conoscenza”
Nel suo intervento, la professionista ha affrontato anche il tema dei pregiudizi verso la comunità musulmana.
“Purtroppo i pregiudizi esistono, ma sono dettati dalla mancanza di conoscenza delle persone”, ha detto. “Se si conoscono davvero le singole persone si comprende che sono lavoratori, cittadini che contribuiscono alla società anche pagando le tasse”.
Per Grossi il diverso deve essere percepito come “un’opportunità di crescita e sviluppo” e non come una minaccia.
“Snellire le procedure burocratiche”
Infine, la commercialista ha auspicato un’accelerazione dell’iter amministrativo per consentire la realizzazione del progetto.
“A livello istituzionale sarebbe importante uno snellimento delle procedure burocratiche affinché tutto possa procedere velocemente”, ha spiegato, definendo la moschea “un progetto davvero importante e ambizioso per la città”.
“Sostengo apertamente il Comitato multinazionale per la moschea di Foggia e sono fiera di aver contribuito, anche in piccola parte, alla nascita di questo movimento così importante”, ha concluso.








