Resta in silenzio Giuseppe Robustella, il 43enne di Manfredonia arrestato dopo la sparatoria del 29 aprile in via Cerignola, al Quadrone delle Vigne, costata la vita a Stefano Bruno. Nell’interrogatorio davanti al gip e al pm, svolto nel reparto del Policlinico di Foggia dove è ricoverato, l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Arresto convalidato, attesa per il carcere
Robustella, incensurato ed ex commerciante ittico, è stato arrestato in flagranza per porto e detenzione illegale di una pistola calibro 9×21 con matricola abrasa, trovata nella sua disponibilità subito dopo il conflitto a fuoco. Il gip ha convalidato l’arresto, disponendo il trasferimento in carcere non appena le condizioni di salute lo consentiranno.
Al momento il 43enne resta ai domiciliari in ospedale, ma per il giudice questa misura “non sarebbe un efficace deterrente” rispetto al rischio di nuovi episodi violenti, legati a un movente ancora da chiarire.
Il sospetto: avrebbe sparato ai Bruno
Secondo gli investigatori della squadra mobile, coordinati dalla procura, Robustella avrebbe esploso i colpi che hanno ucciso Stefano Bruno, 33 anni, ferendo gravemente il fratello Saverio Bruno, ricoverato in prognosi riservata con una lesione al torace, e il padre Pasquale Bruno, colpito alla spalla.
L’uomo è rimasto a sua volta ferito al torace durante la sparatoria, elemento che mantiene aperto il principale interrogativo dell’indagine: chi ha sparato per primo e chi ha colpito il manfredoniano.
La dinamica ancora da chiarire
Al momento del conflitto a fuoco, avvenuto nel piazzale dell’officina di famiglia, erano presenti i tre Bruno, due conoscenti e lo stesso Robustella. Non è chiaro se la sparatoria sia stata preceduta da un litigio o se le armi abbiano parlato immediatamente.
Sul posto sono stati repertati diversi bossoli e tracce di sangue. Gli accertamenti balistici e gli esiti degli stub saranno decisivi per ricostruire l’esatta dinamica e valutare anche un’eventuale ipotesi di legittima difesa.
La fuga e l’arresto
Dopo gli spari, Robustella si sarebbe allontanato prima a piedi e poi a bordo di una Lancia Musa, percorrendo poche centinaia di metri prima di fermarsi lungo via Cerignola per le gravi condizioni.
A segnalare la sua presenza è stata una donna che ha attirato l’attenzione degli agenti della squadra mobile intervenuti sul posto. I poliziotti lo hanno trovato ancora armato e cosciente. Alle prime domande avrebbe risposto soltanto: “Aiutatemi”.
Indagini aperte e possibili nuove accuse
La procura mantiene il massimo riserbo sulle indagini. Al momento a carico di Robustella è contestato il reato di detenzione e porto illegale di arma clandestina, ma non si esclude che possano essere formalizzate a breve accuse più gravi, tra cui omicidio e duplice tentato omicidio.
Resta da chiarire il movente di una sparatoria che ha riportato al centro dell’attenzione la violenza armata in città e che, secondo gli investigatori, potrebbe avere sviluppi nelle prossime settimane.









