Non solo la richiesta di giustizia, ma anche un gesto simbolico e definitivo: i figli di Stefania Rago hanno avviato – anche grazie all’interessamento della sindaca di Foggia, Maria Aida Episcopo – le procedure per assumere il cognome della madre, prendendo le distanze dal padre, Antonio Fortebraccio, in carcere per il femminicidio della donna.
Una scelta già anticipata pubblicamente nei giorni precedenti ai funerali, quando Jessica e Michael avevano dichiarato di non voler perdonare il padre e di non volerlo più vedere. “Non l’abbiamo visto dispiaciuto”, avevano detto, parole che oggi tornano con forza mentre prosegue l’inchiesta.
La richiesta di aggravanti
Intanto, sul piano giudiziario, l’avvocato Michele Sodrio, che insieme al collega Salvatore Ammirati rappresenta i figli, annuncia un passo importante: “Chiederò al pm di contestare anche le aggravanti della premeditazione e della crudeltà”.
Secondo il legale, Fortebraccio, 48 anni, guardia giurata, avrebbe maturato nel tempo l’intenzione di uccidere la moglie, portando a termine il delitto “con estrema crudeltà”, come emergerebbe dai primi esiti dell’autopsia e dai rilievi effettuati nell’abitazione di via Salvemini, dove il 23 aprile la donna è stata colpita con quattro colpi di pistola.
“Un progetto maturato nel tempo”
Per l’avvocato Sodrio, ci sarebbero elementi che farebbero pensare a una volontà omicida non improvvisa. “Negli ultimi mesi – spiega – la vita di Stefania era segnata da violenze, minacce e una gelosia ossessiva”.
I familiari della vittima, già ascoltati dagli inquirenti, avrebbero riferito episodi e frasi ritenute “inquietanti”, che rafforzerebbero l’ipotesi della premeditazione.
La dinamica e la crudeltà
Anche le modalità del delitto sarebbero indicative. “Dai rilievi emerge che Stefania abbia tentato di difendersi – spiega il legale – con colpi agli avambracci e spari a bruciapelo”.
Elementi che, secondo la difesa dei figli, configurerebbero anche l’aggravante della crudeltà.
Il reato di femminicidio
Al momento il pm contesta a Fortebraccio il reato di femminicidio, introdotto nel codice penale nel dicembre 2025, aggravato dal fatto che la vittima fosse la moglie. Un’imputazione che già prevede l’ergastolo.
L’eventuale riconoscimento delle ulteriori aggravanti potrebbe incidere anche sulla possibilità di escludere attenuanti generiche.
La rottura definitiva dei figli
Parallelamente al percorso giudiziario, resta fortissimo il segnale arrivato dai figli della coppia. Il cambio di cognome rappresenta una presa di distanza netta e irreversibile.
Una decisione maturata, spiegano i legali, alla luce di un gesto definito “atroce” e della volontà di non avere più alcun legame con il padre.
Il movente e le ipotesi
Secondo l’impostazione accusatoria, il delitto sarebbe maturato nel contesto della separazione imminente, che Stefania aveva avviato il giorno prima dell’omicidio, rifiutando di proseguire la relazione.
Gli inquirenti stanno ricostruendo nel dettaglio il contesto familiare e relazionale, mentre restano al vaglio tutte le sfumature del movente, legato a una dinamica di controllo e gelosia già evidenziata nelle indagini.
Non si esclude che l’uomo, accecato da una gelosia ossessiva, possa aver vissuto paradossalmente una forma di “sollievo”, ritenendo di aver impedito definitivamente alla moglie di appartenere a qualcun altro. “Non lo abbiamo visto dispiaciuto”, ha riferito Jessica durante un incontro con i giornalisti.
Una vicenda che ha profondamente scosso la città e che ora entra in una fase decisiva, tra accertamenti giudiziari e il dolore di una famiglia che ha scelto di chiudere definitivamente ogni legame con l’uomo accusato del delitto.









