Il caso della mancata rappresentanza dei Monti Dauni nel nuovo Consiglio provinciale continua ad alimentare il dibattito politico. A intervenire sono due esponenti di aree opposte, ma entrambi profondamente legati al territorio: Nicola Gatta, consigliere regionale di Fratelli d’Italia ed ex sindaco di Candela, e Leonardo Cavalieri, ex sindaco di Troia ed ex consigliere provinciale.
Gatta: “La rappresentanza si costruisce nel tempo”
A sollevare la questione è stato Gatta, che ha espresso disappunto per l’assenza di rappresentanti dei piccoli comuni dei Monti Dauni a Palazzo Dogana.
Il riferimento è anche alla candidatura di Pasquale Marchese, sindaco di Castelluccio Valmaggiore e presidente dell’Area Interna Monti Dauni, che non è riuscito a ottenere i voti necessari per l’elezione.
“Il tema travalica gli schieramenti – sottolinea Gatta – la rappresentanza non è un diritto automatico, ma un obiettivo da costruire passo dopo passo, con lavoro e programmazione”.
Secondo il consigliere regionale, spesso manca la capacità della classe politica di fare squadra attorno a una figura condivisa, preferendo logiche di appartenenza ai leader di riferimento.
Da qui anche la proposta di tornare all’elezione diretta delle Province: “I cittadini, spesso, si dimostrano più lungimiranti di chi li rappresenta”.
Cavalieri: “Occasione mancata dentro lo stesso territorio”
Non tarda ad arrivare la replica di Cavalieri, che pur riconoscendo la criticità del sistema, invita a guardare anche alle responsabilità interne.
“Un candidato autorevole c’era – osserva – Lino Marchese, sindaco di un piccolo comune e presidente dell’area interna dei Monti Dauni”.
Secondo l’ex sindaco di Troia, il problema principale è stata l’incapacità di costruire una convergenza proprio all’interno dello stesso territorio.
“Non si può lamentare l’assenza di rappresentanza se non si riesce a fare sintesi su una candidatura credibile”, afferma, sottolineando come il tema venga spesso sollevato solo a giochi fatti.
Il nodo della legge e delle scelte politiche
Entrambi, seppur da posizioni diverse, concordano su un punto: la necessità di rivedere la legge che regola le elezioni provinciali.
Ma per Cavalieri il cambiamento normativo non basta: “Siamo noi, per primi, responsabili delle scelte politiche. Si poteva e si doveva trovare una convergenza”.
Un confronto che fotografa una frattura non solo istituzionale, ma anche politica, all’interno dei Monti Dauni, destinata a restare al centro del dibattito nei prossimi mesi.











