Continuano a emergere collegamenti tra la provincia di Foggia e le bande della cosiddetta “marmotta” che negli ultimi anni hanno messo a segno assalti ai bancomat in tutta Italia. L’ultima conferma arriva dall’indagine coordinata dalla Procura di Vercelli insieme ai carabinieri, culminata il 15 aprile con l’esecuzione di 11 misure cautelari.
Tra i destinatari delle ordinanze sette persone sono finite in carcere e quattro sono state sottoposte all’obbligo di dimora. Tra gli arrestati figurano tre uomini di Orta Nova, ritenuti parte attiva dell’organizzazione.
I tre ortesi e i precedenti
In carcere sono finiti Angelo Pallotta, 45 anni, soprannominato “lo zio”, Domenico Di Leo, ventenne, e Denis Cara, 21 anni. I tre sono accusati a vario titolo di aver preso parte ad alcuni degli assalti contestati.
Pallotta non è nuovo a questo tipo di accuse: era già detenuto per un’inchiesta analoga sfociata nel blitz del 17 dicembre 2024, che aveva portato al fermo di otto foggiani sospettati di 17 colpi in diverse regioni italiane. In quel procedimento era stato condannato in primo grado a 9 anni. Di Leo, coinvolto nella stessa indagine, aveva rimediato una condanna a 6 anni e 6 mesi ed era ai domiciliari.
Assalti tra Piemonte e Puglia
Secondo gli inquirenti, i tre ortesi sarebbero coinvolti in quattro dei 22 assalti ricostruiti nell’indagine, messi a segno tra dicembre 2023 e novembre 2024 in Piemonte e in un caso anche a Modugno.
A Pallotta viene contestato, tra gli altri, il colpo da 53mila euro all’Unicredit di Lessolo del 2 novembre 2024 e quello da 115mila euro alla filiale Unicredit di Modugno del 28 novembre. Di Leo e Cara sono invece indagati per tentati furti avvenuti a Torino a metà novembre dello stesso anno.
Complessivamente l’inchiesta conta 16 indagati e 33 capi d’accusa, tra furti, tentati furti, ricettazione e detenzione illegale di esplosivi utilizzati per costruire la “marmotta”, l’ordigno artigianale inserito negli sportelli bancomat per farli esplodere.
Il legame tra Capitanata e Piemonte
Uno degli aspetti più rilevanti emersi riguarda il legame stabile tra i gruppi operativi in Piemonte e quelli della provincia di Foggia. Come evidenziato dal gip, esisteva una collaborazione strutturata tra le due realtà criminali, con trasferte reciproche e una vera e propria divisione dei compiti.
In particolare, viene citato il ruolo di Diego De Glaudi e Marco Tappari, operanti al Nord, in contatto con il gruppo ortese. Una sinergia che avrebbe aumentato l’efficacia e la “professionalità” degli assalti.
Determinante anche il canale di approvvigionamento delle carte utilizzate per aggirare i sistemi di sicurezza degli sportelli, provenienti esclusivamente dalla Capitanata.
Il ruolo di “collante” di Pallotta
Secondo il giudice, Pallotta avrebbe svolto un ruolo chiave all’interno dell’organizzazione, fungendo da collegamento tra i due gruppi. Partecipava alle riunioni operative, facilitava lo scambio di informazioni e coordinava la manovalanza.
Le riunioni si sarebbero svolte in un’abitazione a Lombardone, nel Torinese, dove venivano pianificati i colpi. Pallotta, inoltre, sarebbe stato in contatto con un fornitore bulgaro di carte prepagate utilizzate per facilitare l’apertura dei bancomat prima dell’esplosione.
Di Leo e Cara, invece, avrebbero avuto un ruolo esecutivo, occupandosi direttamente di posizionare e innescare gli ordigni durante gli assalti.
Un’inchiesta che rafforza ancora una volta il quadro di una criminalità organizzata capace di operare su scala nazionale, con basi operative radicate anche in Capitanata.









