Si concentra sempre di più sull’ipotesi della vendetta l’indagine sull’omicidio di Annibale “Dino” Carta, il personal trainer ucciso a colpi di pistola in via Caracciolo a Foggia. Un delitto che, con il passare dei giorni, sembra assumere contorni sempre più definiti, con un possibile movente che affonda le radici in un episodio avvenuto quasi tre anni fa nello stesso stabile in cui viveva la vittima.
Il legame con il 2023: una morte mai dimenticata
Al centro dell’inchiesta resta la cosiddetta pista privilegiata, già anticipata da l’Immediato e rilanciata anche dal Tg1. Gli investigatori stanno approfondendo quanto accadde il 22 ottobre 2023, quando un uomo di 39 anni, e non 28 come scrissero le cronache dell’epoca, ben noto agli inquirenti, morì dopo essere precipitato dal balcone di un appartamento in via Caracciolo 7.
All’epoca si parlò di un incidente avvenuto durante lavori di ristrutturazione, ma oggi quella vicenda torna con forza al centro dell’attenzione. L’uomo, coinvolto nel 2021 in una maxi operazione antidroga tra Foggia e il Marocco che lambiva anche ambienti della mafia foggiana, era stato condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi. In appello, però, per la sua posizione fu dichiarato il non luogo a procedere proprio a causa del decesso.
Una morte che, secondo chi indaga, potrebbe non essere mai stata realmente accettata da chi gli era vicino.
Messaggi, ricorrenze e frasi criptiche
Un elemento che rafforza la pista della vendetta è rappresentato dall’attività social dei familiari del 39enne. Nel tempo, infatti, non sono mancati post per ricordarlo, anche con cerimonie in occasione del suo compleanno.
Un dettaglio che colpisce gli investigatori è la coincidenza temporale: il compleanno dell’uomo cadeva proprio il giorno prima dell’omicidio di Carta.
Non solo commemorazioni. Alcuni parenti avrebbero pubblicato negli ultimi mesi frasi dal contenuto ambiguo, interpretate ora alla luce del delitto. “Chi male fa, male aspetti… Le cattiverie tornano sempre al mittente, io mi siedo e aspetto, mica ho fretta”, oppure “Tempo a tempo e che soddisfazione mi devo togliere”: parole che, pur non costituendo prove, vengono considerate elementi da approfondire per comprendere eventuali stati d’animo o possibili intenzioni maturate nel tempo.
La dinamica e la fuga del killer
Sul piano investigativo, restano cruciali gli elementi raccolti sulla dinamica dell’agguato. Il killer, secondo quanto ricostruito, si sarebbe allontanato subito dopo gli spari percorrendo via D’Azeglio per poi dirigersi verso viale Ofanto.
Un tragitto ricostruito anche grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza, già acquisite dagli inquirenti e che riguarderebbero un’area molto ampia, almeno fino alla zona dell’ospedale cittadino. Il sospettato si sarebbe mosso a bordo di una bici elettrica, dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo per l’identificazione.
Vendetta trasversale, la pista principale
L’ipotesi su cui si concentrano gli sforzi investigativi è quella di una vendetta trasversale. Chi avrebbe agito potrebbe aver continuato ad attribuire alla famiglia Carta una responsabilità morale per la morte del 2023, maturando nel tempo un proposito di rivalsa.
Un movente che, se confermato, trasformerebbe l’omicidio in un regolamento di conti a distanza di quasi tre anni, costruito lentamente e portato a compimento in un momento simbolicamente significativo.
Il cerchio si stringe
Secondo quanto trapela, il cerchio attorno a uno o più sospettati si starebbe restringendo. Lunedì, invece, è fissata l’autopsia sul corpo della vittima. Sotto analisi, infine, anche possibili impronte sul caricatore che il killer ha perso per strada proprio tra via Caracciolo e via D’Azeglio. Per martedì prossimo sono stati disposti i rilievi dattiloscopici.
Foggia resta in attesa di risposte su un delitto che ha profondamente scosso la città e che, sempre più, sembra trovare una chiave di lettura in una vendetta maturata nel tempo.








