Il ricordo è quello di una persona gentile, presente, amata da tutti. A parlare è una donna residente nella zona di via Caracciolo, che conosceva bene Annibale “Dino” Carta, il 42enne ucciso a colpi di pistola a Foggia.
“Ci incontravamo in strada, negli orari in cui si portavano a spasso i cani – racconta –. Era fantastico anche con gli animali, gli volevano tutti bene”.
“Un clima pesante in città”
Parole semplici, ma cariche di emozione, che restituiscono l’immagine di un uomo inserito nella quotidianità del quartiere, parte di quella normalità spezzata improvvisamente dalla violenza.
Alla commozione si aggiunge però anche una riflessione più ampia sul contesto cittadino. “Siamo arrivati al momento peggiore della vivibilità – prosegue –. Vorrei tanto dire quello che ho nella mente”.
Un pensiero che si traduce in preoccupazione per la situazione generale: “Questa città versa in stati mafiosi molto grandi. Non è questione di omertà: i cittadini onesti sono troppo piccoli rispetto a quello che succede”.
Tra dolore e inquietudine
Una testimonianza che unisce il ricordo personale al senso di smarrimento collettivo che attraversa Foggia dopo l’omicidio di Dino Carta.
Nel quartiere resta il dolore per una perdita improvvisa e ingiusta, ma anche la percezione di una fragilità più ampia, che alimenta paura e interrogativi ancora senza risposta.











