Sarà celebrato con rito immediato, a partire dal 23 giugno, il processo a carico di Antonio Pio Giannino, studente universitario foggiano di vent’anni ancora da compiere, arrestato lo scorso 13 febbraio e posto ai domiciliari con l’accusa di stalking e diffamazione nei confronti di Arianna Petti, la giovane che ha denunciato pubblicamente mesi di persecuzioni portando il caso all’attenzione nazionale.
Secondo l’accusa, dietro i fotomontaggi diffamatori affissi in diversi punti della città – anche davanti a scuole – ci sarebbe proprio un ex amico della vittima. “Abbiamo fatto le scuole insieme, dall’asilo sino alle medie; non so perché l’abbia fatto”, aveva raccontato Petti in una diretta televisiva sulla Rai.
Il processo immediato e le scelte della difesa
Il pubblico ministero ha ottenuto dal giudice per le indagini preliminari il processo immediato, saltando così l’udienza preliminare. Il procedimento si aprirà davanti al giudice monocratico.
I difensori dovranno ora decidere la strategia: affrontare il dibattimento ordinario, con l’esame di testimoni e parte offesa, oppure optare per il rito abbreviato, che consentirebbe una riduzione di un terzo della pena in caso di condanna.
L’imputato, dal canto suo, respinge ogni accusa. La vittima, invece, ha già annunciato che si costituirà parte civile.
Le accuse: fotomontaggi, frasi offensive e numeri diffusi
I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra giugno e settembre 2025. La procura accusa Giannino di aver posto in essere una condotta persecutoria reiterata nei confronti della giovane.
In particolare, avrebbe diffuso e affisso in luoghi pubblici di Foggia numerose immagini manipolate, in cui il volto di Petti veniva associato a corpi di donne nude, accompagnate da frasi offensive e denigratorie.
Tra queste, anche espressioni generate tramite intelligenza artificiale come “sguardo da pantera cervello da tappeto”. Accanto alle immagini sarebbero stati indicati anche i numeri di telefono della vittima, con la scritta “tutto gratis”.
Secondo l’impostazione accusatoria, tali condotte avrebbero provocato nella giovane “un perdurante e grave stato di ansia e paura”, costringendola a modificare le proprie abitudini di vita e a temere per la propria incolumità.
Le indagini e il ruolo dei dispositivi informatici
L’indagine è partita dalla querela presentata da Petti a fine luglio 2025, dopo aver visto uno dei fotomontaggi affisso davanti al liceo classico Lanza, al Palazzo degli Studi.
Nella denuncia, la giovane indicò tra le persone in possesso di sue fotografie proprio Giannino. Gli investigatori hanno quindi concentrato gli accertamenti su di lui, descritto dalla questura come un coetaneo con cui la vittima aveva avuto un lungo rapporto di amicizia.
Durante le perquisizioni, la polizia ha sequestrato dispositivi informatici nei quali sarebbero state trovate immagini compatibili con quelle utilizzate per i fotomontaggi, oltre a una foto già manipolata con didascalie analoghe a quelle affisse in città.
Non solo. Sarebbero emerse anche conversazioni tra l’indagato e un sistema di intelligenza artificiale, al quale avrebbe chiesto di elaborare frasi “per destare scalpore e ridicolizzare la vittima”.
Un caso che ha scosso la città
La vicenda ha avuto un forte impatto mediatico e sociale, anche per il coraggio della giovane che ha scelto di esporsi pubblicamente per denunciare quanto subito.
Ora sarà il processo a chiarire le responsabilità e a stabilire se quelle accuse troveranno conferma in aula.









