Una rete strutturata, con ramificazioni in tutta Italia e due distinti livelli di gestione dello spaccio. È questo il quadro delineato dall’inchiesta della Procura di Foggia che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 28 persone, accusate complessivamente di 62 episodi di traffico e spaccio di cocaina, hashish e marijuana.
L’udienza preliminare è fissata per il 30 aprile davanti al gup Mario De Simone, mentre molti imputati starebbero valutando il rito abbreviato, considerando che l’impianto accusatorio si fonda in gran parte su intercettazioni.
Il doppio blitz e le misure cautelari
L’indagine aveva già portato, tra il 15 dicembre 2025 e il 23 gennaio scorso, all’arresto di 33 persone tra foggiani e stranieri: 22 in carcere e 11 ai domiciliari. Oggi, tra i 28 imputati, 8 sono ancora detenuti, 19 si trovano ai domiciliari e uno è sottoposto all’obbligo di dimora.
Rispetto ai 30 indagati iniziali, due posizioni sono state stralciate, tra cui quella del 67enne foggiano Raffaele “Rafanill” Tolonese, ritenuto estraneo al traffico di droga e accusato solo di violazione della sorveglianza speciale. Per lui è previsto un giudizio immediato il 7 maggio.
Due livelli di spaccio: il sistema Shima
Secondo l’accusa, il traffico si articolava su due livelli. Il primo, più ampio e strutturato, sarebbe stato gestito dall’albanese Shaban Shima, 37 anni, residente a Foggia.
Per gli inquirenti, Shima si riforniva mensilmente di 5-10 chili di droga da connazionali, distribuendola poi a grossisti locali e mantenendo contatti anche con soggetti vicini alla “Società Foggiana”. La cocaina veniva acquistata a 22 euro al grammo e rivenduta tra i 30 e i 50 euro.
La droga veniva scaricata in un’autodemolizione, nascosta in box e consegnata direttamente a domicilio. Il volume d’affari emerge anche dalle intercettazioni: “Hai capito che siamo circondati? Gli albanesi, gli amici nostri, si sono rubati Foggia”, si dicono due spacciatori. E lo stesso Shima avrebbe confidato: “ogni giorno finisco 200/300 grammi”.
Questo filone coinvolge 20 imputati, accusati di 39 episodi di spaccio tra il 2024 e il 2025, non solo a Foggia ma anche in diverse città italiane, da Parma a Bologna, da Firenze a Verona.
Il secondo gruppo: i cognati e la rete locale
Un secondo livello, più contenuto ma comunque rilevante, vede protagonisti i cognati Leonardo Tolonese e Rocco Soldo, che si rifornivano autonomamente di droga.
Secondo la Procura, acquistavano hashish da Ciro Spinelli, già noto alle cronache per vicende legate alla criminalità organizzata, e cocaina da altri canali, per poi rivenderla a spacciatori locali.
In questo filone sono coinvolte 8 persone, accusate di 23 episodi tra acquisti e cessioni. Tra loro anche i fratelli Lucio, Stefano e Mario Mucciarone, che avrebbero a loro volta smerciato la droga sul territorio.
Chi sono gli imputati
Tra i 28 imputati figurano 10 foggiani, tre residenti a San Giovanni Rotondo, un cerignolano, un marchigiano, un campano, otto albanesi, due romeni, una georgiana e una moldava.
Oltre a Tolonese, Soldo e Shima, tra i nomi principali compaiono il paraplegico Mimmo Falco, sulla sedia a rotelle dopo un agguato di mafia, Nicola Lepore, Marzio Padalino, Paolo Padalino, Ciro Spinelli, Savino Defazio, Vincenzo Gemma, Massimo Soccio e Giuseppe Siena.
Verso il processo
Con l’udienza preliminare ormai alle porte, la strategia difensiva potrebbe orientarsi verso il rito abbreviato per ottenere eventuali sconti di pena. Intanto l’inchiesta restituisce l’immagine di un traffico capillare e organizzato, capace di rifornire non solo il mercato foggiano ma anche numerose città italiane.










