Un marzo così piovoso in Puglia non si vedeva da quasi un secolo. A segnalarlo è Repubblica Bari, che racconta un’anomalia climatica senza precedenti recenti, capace di mettere in crisi territori, coltivazioni e infrastrutture.
In appena trentuno giorni sono caduti quasi 300 millimetri di pioggia, un quantitativo che normalmente si accumula in sei o sette mesi. Un dato che riporta indietro nel tempo fino al 1939, ultimo anno in cui si registrò un fenomeno simile.
Piogge record e dati eccezionali
A spiegare la portata dell’evento è il meteorologo Michele Conenna, secondo cui in poche settimane è caduta l’equivalente di oltre metà delle precipitazioni annuali. E il dato non include neppure le piogge degli ultimi giorni, che hanno aggiunto altri 130 millimetri circa.
Se da un lato gli invasi risultano pieni, dall’altro le conseguenze per l’agricoltura sono pesanti.
Campi sommersi e colture a rischio
“Quando di acqua ne arriva così tanta la terra non sa più dove metterla”, spiega Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia. I campi risultano in molti casi completamente allagati, con danni che riguardano colture orticole, cereali, frutteti, vigneti e uliveti.
Particolarmente critica la situazione per i cereali, con centinaia di ettari sommersi e ricoperti di detriti. Oltre alla perdita dei raccolti, preoccupa l’insorgenza di fitopatie, malattie favorite dall’umidità e dalle basse temperature, che potrebbero compromettere ulteriormente le produzioni anche nei prossimi mesi.
Una regione divisa in sei climi
Gli effetti delle piogge non sono uniformi sul territorio. La Puglia, come evidenziato da Repubblica Bari, presenta condizioni climatiche molto diverse tra loro.
Il Tavoliere e il Tarantino, ad esempio, registrano mediamente meno di 400 millimetri di pioggia all’anno, mentre il Foggiano ha accumulato oltre un centinaio di millimetri in un solo mese.
A incidere sono fattori come l’esposizione ai venti e la conformazione del territorio. “Quando una massa d’aria umida incontra un rilievo è costretta a salire, si raffredda e scarica la pioggia”, spiega Giuseppe Mastronuzzi, geologo e direttore del dipartimento di Scienze ambientali dell’Università di Bari.
Suoli e rischio erosione
Anche la composizione dei suoli gioca un ruolo determinante. Le aree del Gargano e delle Murge, caratterizzate da terreni argillosi, assorbono meno acqua, favorendo il deflusso superficiale e l’erosione.
Diverso il caso del Tavoliere, dove i suoli alluvionali consentono una maggiore infiltrazione, ma restano esposti alle piene dei fiumi provenienti dalle zone interne.
Strade danneggiate e interventi urgenti
Le conseguenze si vedono anche sulla viabilità. Buche e cedimenti del manto stradale si sono moltiplicati in poche ore, creando disagi e pericoli.
“È da anni che denunciamo il problema”, afferma Antonio Gianfranco Gravino, referente pugliese dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada. “Gli interventi sono troppo spesso episodici e non risolutivi”.
La Città metropolitana ha stanziato 450mila euro e attivato sei pattuglie per monitorare le criticità, soprattutto nel sud-est barese. Diversi comuni hanno già segnalato le situazioni più urgenti.
Il conto del territorio
A pagare il prezzo più alto sono anche le strade rurali, spesso trasformate in veri e propri fiumi di fango. “L’acqua scorre in superficie e porta via il suolo”, conclude Mastronuzzi. “Una volta questo suolo era contenuto dai muretti a secco, oggi spesso abbandonati. Così il terreno si disperde e il conto arriva sempre dopo”.
Un quadro che conferma la crescente fragilità del territorio di fronte a eventi climatici sempre più estremi.













