Un luogo di socialità che diventa simbolo di memoria e impegno civile. Il Parco urbano di Troia è stato intitolato a Federica Ventura, giovane insegnante uccisa nel 2018, vittima di femminicidio. Una scelta fortemente voluta dall’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Caserta, per trasformare il ricordo in un messaggio concreto rivolto soprattutto alle nuove generazioni.
La cerimonia, molto partecipata, si è svolta nel giorno in cui Federica avrebbe compiuto 49 anni e ha visto la presenza dei figli, Antonia e Carmine, del vicario del prefetto di Foggia Vincenzo Lubrano, oltre a numerosi cittadini e rappresentanti istituzionali e associativi.
Il ricordo della figlia Antonia
Tra i momenti più intensi, le parole della figlia Antonia Ventura, che ha ricordato la madre con emozione e determinazione: “Sono orgogliosa di portare sempre con me il cognome di mia madre e sono fiduciosa che gesti come questo possano aiutare a costruire un futuro migliore in cui la donna non dovrà avere più paura”.
Un messaggio di forza che si lega al senso profondo dell’iniziativa: mantenere viva la memoria e trasformarla in consapevolezza collettiva.
Un simbolo contro la violenza di genere
Con l’intitolazione del Parco urbano, la città di Troia ribadisce il proprio impegno contro la violenza sulle donne. “Oggi vogliamo gridare che ‘Nessuna si salva da sola’ – ha dichiarato il sindaco Francesco Caserta – mantenendo viva una memoria che rappresenta una ferita ancora aperta per la nostra comunità”.
Un monito, quello affidato alla targa, che punta a sensibilizzare soprattutto i più giovani e le loro famiglie sul tema del rispetto.
Il ruolo della comunità e delle associazioni
La vicenda di Federica Ventura è diventata nel tempo il cuore di un percorso collettivo nato dal basso, concretizzatosi nel progetto “Nessuna si salva da sola”, che coinvolge associazioni, centri antiviolenza, istituzioni e l’Università di Foggia.
Un lavoro condiviso che punta a promuovere cultura, arte e formazione come strumenti per contrastare la violenza di genere.
Educare al rispetto partendo dai più piccoli
“Abbiamo sentito la necessità di rompere il silenzio su questo dramma”, ha spiegato l’assessora Dina Di Giulio, sottolineando il valore educativo dell’iniziativa. “Quando i bambini arriveranno in questo luogo e chiederanno chi era Federica, saranno i genitori – soprattutto i papà – a dover insegnare la cultura del rispetto”.
Un parco come luogo di memoria e futuro
La cerimonia è stata arricchita da una “camminata poetica” ispirata a Pina Bausch e da un momento musicale, in un clima di forte partecipazione emotiva.
Il Parco urbano, scelto per la sua funzione di spazio intergenerazionale, diventa così un presidio simbolico e concreto nella lotta alla violenza di genere. Qui sorgerà anche l’installazione artistica “Ali di Libertà”, opera del maestro Pino Di Gennaro, attualmente in fase di realizzazione.
Un segno destinato a restare nel tempo, perché – come emerso durante la cerimonia – la memoria non sia solo ricordo, ma strumento attivo per costruire una società più giusta.











