Una riflessione lucida, a tratti nostalgica, ma soprattutto critica e appassionata. È quella che arriva da un lettore originario di Foggia, Ermanno Maccione lontano dalla città da oltre cinquant’anni ma ancora profondamente legato alla sua terra, che ha voluto intervenire nel dibattito sul futuro dello scalo “Gino Lisa” e, più in generale, sullo sviluppo della Capitanata.
Il nodo aeroporto e il richiamo al Gargano
Il punto di partenza è la proposta del presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Vasile di rinominare lo scalo foggiano in “Aeroporto del Gargano”, idea che il lettore definisce condivisibile perché capace di proiettare il territorio in una dimensione turistica più ampia. Il Gargano, osserva, rappresenta una risorsa fondamentale ma ancora oggi penalizzata da un isolamento infrastrutturale che ne limita le potenzialità.
Secondo il lettore, tuttavia, il cambio di nome rischia di restare solo un’operazione simbolica se non accompagnata da interventi concreti. In particolare, viene evidenziata la necessità di completare collegamenti strategici come la futura superstrada tra Manfredonia e Peschici e, soprattutto, un’infrastruttura ferroviaria lungo lo stesso asse, oggi completamente assente.
“Senza strade e ferrovie restano solo slogan”
È proprio sul tema dei trasporti che la lettera si fa più incisiva. “Senza queste opere – è il senso della riflessione – ogni progetto di rilancio resta incompleto”. Il Gargano, infatti, continua a essere diviso tra altri bacini aeroportuali, come quelli di Bari e Pescara, a discapito del territorio foggiano.
Il lettore sottolinea come la vera sfida sia superare l’isolamento storico attraverso investimenti strutturali, anche complessi come la realizzazione di gallerie ferroviarie, ritenuti però indispensabili per un reale sviluppo.
Critiche alla politica e al ruolo della Capitanata
Non manca una dura analisi sulle responsabilità politiche. Secondo il lettore, Foggia avrebbe pagato negli anni una debolezza rappresentativa che l’ha resa marginale nelle scelte regionali, spesso dominate da altri territori pugliesi più coesi.
Da qui l’invito a una maggiore unità tra le forze politiche locali, per acquisire peso decisionale e contrastare quello che viene percepito come uno squilibrio territoriale.
Un lungo declino tra economia e servizi
La lettera ripercorre anche le tappe di una decadenza economica e sociale iniziata, secondo questa visione, già con l’Unità d’Italia e accentuata negli ultimi decenni. Vengono citati la perdita di centralità istituzionale, il ridimensionamento dell’agricoltura, la chiusura di presidi come ospedali e tribunali e l’impatto delle politiche europee.
Un quadro che, sempre secondo il lettore, avrebbe contribuito all’aumento della povertà, dell’emigrazione e della criminalità, elementi che continuano a incidere sulla qualità della vita in Capitanata.
Tra storia, identità e nuove proposte
Ampio spazio anche al richiamo storico, con l’invito a recuperare una maggiore consapevolezza identitaria. Da qui la proposta alternativa di intitolare l’aeroporto a figure simboliche legate alla storia del territorio, piuttosto che a un riferimento geografico come il Gargano.
Infine, uno sguardo al futuro con il rilancio dell’idea di una nuova configurazione territoriale che unisca Capitanata e Molise, per rafforzare il peso istituzionale e infrastrutturale dell’area, a partire dal completamento del collegamento ferroviario tra Foggia e Campobasso.
Una voce dalla distanza che riapre il dibattito
Quella del lettore è una voce che arriva da lontano ma che riporta al centro questioni tutt’altro che superate: infrastrutture, sviluppo, identità e rappresentanza. Temi che continuano a interrogare il presente della Capitanata e il suo futuro.










