Un immobile sottratto alla criminalità organizzata che diventa luogo di accoglienza, autonomia e inclusione. A Foggia prende vita la Comunità alloggio “Giovanni Panunzio e tutte le vittime innocenti della mafia”, realizzata in via delle Orchidee, nella località Posta Conca, in un bene confiscato al boss della “Società Foggiana” Vito Bruno Lanza.
Da pochi giorni la struttura ha aperto le porte a sei ragazzi e ragazze con disabilità, che hanno già iniziato le attività laboratoriali previste dal progetto, pensato per favorire un inserimento graduale nella società e un percorso di autonomia oltre il contesto familiare.
Un progetto tra inclusione e legalità
L’iniziativa, dal valore complessivo di oltre 188mila euro per un anno, è finanziata dall’Ambito Territoriale Sociale di Foggia e rappresenta un modello sperimentale che unisce politiche sociali e riutilizzo dei beni confiscati.
Un doppio segnale: da un lato il rafforzamento dell’impegno contro la criminalità, dall’altro la costruzione di percorsi concreti per le persone più fragili.
Il ruolo del terzo settore
A gestire il progetto è l’associazione iFun APS, unica realtà ad aver risposto all’avviso pubblico, che ha messo a disposizione competenze e esperienza per accompagnare i beneficiari in un percorso personalizzato, rispettoso dei tempi, dei bisogni e delle capacità individuali.
Un lavoro basato sulla co-progettazione con le istituzioni e sul coinvolgimento attivo del terzo settore, per garantire qualità ed efficacia degli interventi.
Episcopo: “Una nuova pagina per la città”
“Si è aperta una nuova pagina per quell’immobile e per l’intera comunità”, ha dichiarato la sindaca Maria Aida Episcopo, sottolineando il valore simbolico e concreto dell’iniziativa.
Sulla stessa linea l’assessore alla Legalità Giulio De Santis, che ha parlato di un investimento “in un presidio di legalità, socialità e integrazione”, ribadendo come “l’antimafia sia più forte di qualunque mafia”.
Un luogo di vita e crescita
Per l’assessora alle Politiche sociali Simona Mendolicchio, la comunità alloggio rappresenta “un impegno concreto” che va oltre le dichiarazioni: un luogo dove le persone con disabilità possono crescere, costruire relazioni e sentirsi parte attiva della comunità.
“Non è solo un servizio, ma uno spazio di vita”, ha evidenziato, rimarcando il valore del progetto in uno spazio restituito alla collettività.
La sfida di iFun
A chiudere, le parole del presidente di iFun, Maurizio Alloggio, che ha definito il progetto “una sfida affrontata con consapevolezza e determinazione”, guardando soprattutto al futuro.
La struttura potrà accogliere fino a dodici ospiti, ampliando così un’esperienza che unisce inclusione sociale e riscatto civile, trasformando un simbolo di illegalità in un punto di riferimento per la comunità.










