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Home - Agguato a Vito Bruno Lanza, la Corte d’appello riduce le pene: 8 anni al boss Roberto Sinesi

Agguato a Vito Bruno Lanza, la Corte d’appello riduce le pene: 8 anni al boss Roberto Sinesi

Sentenza a Bari sul tentato omicidio del 2015, sconti anche per Sergio Ragno e il pentito Giuseppe Francavilla

Di Francesco Pesante
20 Marzo 2026
in Cronaca, Foggia
Roberto Sinesi, Sergio Ragno e Giuseppe Francavilla

Roberto Sinesi, Sergio Ragno e Giuseppe Francavilla

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La Corte d’appello di Bari ha ridotto le condanne per il tentato omicidio di Vito Bruno Lanza detto “U’ Lepr”, storico esponente della Società Foggiana per il clan Moretti-Pellegrino-Lanza, ferito in un agguato il 17 ottobre 2015. I giudici della seconda sezione hanno inflitto 8 anni di reclusione al boss Roberto “lo zio” Sinesi, ritenuto il mandante dell’azione, dimezzando la pena rispetto ai 16 anni stabiliti in primo grado.

Riduzioni anche per gli altri imputati: Sergio Ragno, che guidò l’auto del commando, passa da 10 anni a poco più di 6; mentre il collaboratore di giustizia Giuseppe “Pino capellone” Francavilla, che mise a disposizione un uomo e un’arma, scende sotto i 4 anni rispetto ai 4 anni e 10 mesi della precedente sentenza.

L’agguato nel pieno della guerra di mafia

Il ferimento di Lanza, 74 anni, si inserisce nella cosiddetta settima guerra della Società Foggiana. Un conflitto che, tra settembre 2015 e ottobre 2016, provocò dieci sparatorie, con tre morti e numerosi feriti su entrambi i fronti contrapposti: da una parte il gruppo Moretti, dall’altra quello dei Sinesi-Francavilla.

Lanza venne colpito mentre era alla guida della sua auto lungo la circumvallazione: tre sicari, a bordo di una Volkswagen Golf, aprirono il fuoco con due pistole, ferendolo gravemente.

Il ruolo del clan Sinesi e le dichiarazioni dei pentiti

Le indagini hanno ricostruito il presunto ruolo di mandante di Sinesi anche grazie alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Decisive, in particolare, quelle di Giuseppe Francavilla, ex vertice dell’omonimo clan, che ha raccontato come l’ordine di colpire Lanza sarebbe partito proprio dal boss.

“Io non ero d’accordo, ma di fronte all’ordine di Sinesi non potevo rifiutarmi”, ha riferito agli inquirenti, spiegando di aver fornito una pistola e messo a disposizione Ragno come autista del gruppo armato.

Francavilla ha anche ricostruito un successivo incontro tra i due boss, nel quale Sinesi avrebbe ammesso: “Li ho mandati io a spararti”.

Le sue dichiarazioni sono state confermate da altri pentiti, tra cui il fratello Ciro Francavilla, Carlo Verderosa, Patrizio Villani e il barese Michele Miccoli, che hanno contribuito a delineare il contesto e i retroscena dell’agguato.

Le posizioni degli imputati e il quadro giudiziario

Sinesi, 64 anni, è detenuto al 41 bis dal 2016 e sta scontando una lunga pena per reati di mafia ed estorsione. La nuova condanna si inserisce in continuazione con precedenti sentenze, portando il totale a 17 anni (9 anni nel processo “Decima Azione”).

Anche Ragno è già detenuto e la pena è stata rideterminata in continuazione con altre condanne. I due erano stati raggiunti da ordinanza cautelare per questo fatto il 13 maggio 2024, notificata in carcere.

Per quanto riguarda gli esecutori materiali dell’agguato, Luigi Biscotti e Ciro Spinelli, erano stati arrestati poche ore dopo il ferimento e condannati in via definitiva rispettivamente a 8 anni e 5 anni e 6 mesi, pene già espiate.

La sentenza d’appello chiude un ulteriore capitolo giudiziario legato a una delle stagioni più violente della criminalità organizzata foggiana.

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Tags: Corte d'appello Baricronaca giudiziariaFoggiamafiaprocessoRoberto Sinesisocieta foggianaVito Bruno Lanza
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