La ricerca dell’Università di Foggia si afferma sulla scena internazionale nella lotta al tumore alla prostata, contribuendo a rivoluzionare i modelli di prevenzione con uno screening sempre più personalizzato ed efficace.
A confermarlo è il riconoscimento ottenuto al Congresso Europeo di Urologia (EAU 2026) di Londra, il più importante appuntamento scientifico del settore, dove uno studio a cui ha partecipato l’ateneo foggiano è stato premiato come miglior lavoro oncologico tra quasi 8mila presentati.
Il premio internazionale e il ruolo di Falagario
Il lavoro “Reducing MRI Use in Organised Prostate Cancer Testing Using Blood-Based Biomarkers – the OPT Stockholm3 Study”, realizzato in collaborazione con il Karolinska Institutet di Stoccolma, ha visto tra i protagonisti Ugo Falagario, ricercatore dell’Università di Foggia e primo autore dello studio.
“Si tratta di un riconoscimento di straordinario valore scientifico – ha spiegato – che conferma come lo screening del tumore prostatico stia evolvendo verso modelli sempre più intelligenti e sostenibili”.
Meno esami inutili, più precisione
Il cuore della ricerca è il superamento del tradizionale test PSA come unico strumento di screening. I nuovi modelli integrano biomarcatori proteici, genetici e dati clinici per una valutazione più accurata del rischio.
Un approccio che consente di ridurre fino al 60-70% le risonanze magnetiche e del 30-40% le biopsie non necessarie, mantenendo invariata la capacità di individuare i tumori clinicamente significativi.
Carrieri: “Serve uno screening equo per tutti”
Dal Policlinico di Foggia arriva anche un appello a rendere lo screening accessibile a tutti. Giuseppe Carrieri, preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Foggia e direttore dell’Urologia universitaria, sottolinea la necessità di un cambio di paradigma.
“Il carcinoma prostatico è la neoplasia più frequente negli uomini in Europa – afferma – ma oggi lo screening è ancora basato su un uso sporadico del PSA, con rischi di sovradiagnosi e disuguaglianze”.
Da qui la richiesta di inserire lo screening nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), per garantire un percorso equo ed efficace su tutto il territorio.
Lo screening già attivo a Foggia
Intanto, in provincia di Foggia, la prevenzione è già una realtà grazie a uno studio pilota promosso dall’Università, in collaborazione con il Policlinico e l’ASL Foggia.
Tutti gli uomini tra i 50 e i 70 anni possono partecipare recandosi, con impegnativa per il test PSA, nei centri prelievi degli ospedali D’Avanzo di Foggia e “G. Tatarella” di Cerignola.
Il futuro della prevenzione oncologica
La diagnosi precoce resta fondamentale per salvare vite e migliorare l’efficienza del sistema sanitario. Il passaggio da uno screening generalizzato a uno personalizzato rappresenta la nuova frontiera della prevenzione oncologica, capace di ottimizzare le risorse e garantire migliori risultati clinici.
Un percorso in cui la ricerca foggiana si candida a giocare un ruolo da protagonista.











