“Ti aspettiamo. Forza e coraggio”. “Qualcuno nel mondo pensa a te. Per qualcuno tu sei importante”. “Quando tornerai… io ti aspetterò davanti alla porta con una grande torta”.
Sono pensieri semplici, diretti, scritti e disegnati dai bambini prima del colloquio con il genitore detenuto. Parole che raccontano l’attesa, l’amore, il bisogno di esserci. Oggi, 19 marzo, questi messaggi sono entrati nella Casa Circondariale di Foggia, trasformando corridoi e sezioni in spazi di riflessione sul significato dell’essere padre, anche in una condizione di distanza e fragilità.
L’iniziativa, promossa in occasione della Festa del Papà, è nata su impulso dell’area trattamentale dell’Istituto, nella persona della capo area Paola Errico. Ed è stata realizzata grazie alla collaborazione dell’associazione Lavori in Corso APS e del CSV Foggia, con il sostegno della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia e dell’8×1000 della Chiesa Valdese. Un progetto fortemente voluto dal direttore del carcere Michele de Nichilo e dal comandante Claudio Ronci, che ha coinvolto l’intera popolazione detenuta maschile – circa 620 persone – raggiungendo tutte le sezioni con un messaggio chiaro: i legami familiari non si interrompono, neppure nei momenti più difficili.
Nel tardo pomeriggio e nella serata del 18 marzo, volontari ed educatrici hanno allestito le sezioni per creare un effetto sorpresa. Pannelli, disegni e parole hanno preso forma, pronti ad accogliere le persone detenute il mattino seguente. Le sezioni si sono così trasformate in piccole mostre diffuse, grazie ai contributi dei bambini dello “Spazio Giallo”, il luogo di accoglienza dei minori in attesa del colloquio, gestito da Lavori in Corso. Accanto a questi, anche le “scatole dei pensieri”, pensate per raccogliere riflessioni, promesse e parole non dette da parte dei papà ristretti. Il 19 marzo, al momento della colazione, ogni persona detenuta ha ricevuto un piccolo kit simbolico: una cartolina illustrata, alcune caramelle e una lettera con un messaggio dedicato al senso dell’iniziativa. Un gesto semplice, pensato per generare riflessione, responsabilità e consapevolezza, restituendo centralità a un legame che continua a esistere anche dentro il carcere.
“Questa iniziativa – sottolinea il presidente del CSV Foggia, Pasquale Marchese – è la dimostrazione concreta di quanto la collaborazione tra istituzioni e volontariato possa generare valore reale e duraturo. È il frutto di un lavoro corale, che ha visto la piena disponibilità del direttore, il contributo fondamentale delle educatrici, il supporto della polizia penitenziaria e la partecipazione preziosa dell’associazione Lavori in Corso, delle volontarie ex art. 78 Annalisa Graziano e Flora Pistacchio e dei giovani volontari in servizio civile dell’associazione Genoveffa de Troia. A tutte e tutti loro va il nostro più sincero ringraziamento, perché è da questa sinergia che nascono esperienze capaci di generare inclusione e comunità”.











