Il confronto sulla riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri continua ad accendere il dibattito politico e istituzionale. Nel pieno della campagna referendaria interviene il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che respinge le accuse rivolte alla riforma e difende il progetto sostenuto dal governo.
Secondo quanto riportato in una intervista de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, Sisto contesta le critiche dei comitati contrari alla riforma e accusa gli oppositori di diffondere informazioni fuorvianti.
“Non è una riforma politica ma liberale”
Il viceministro sottolinea come la separazione delle carriere non rappresenti un intervento politico, ma una riforma che affonda le radici nella tradizione giuridica italiana ed europea.
“Non è una riforma politica, ma liberale”, spiega Sisto, ricordando che il tema della separazione tra giudice e pubblico ministero è stato sostenuto nel tempo da figure come Mario Pagano, Giacomo Matteotti, Pietro Calamandrei e Giovanni Falcone, fino ai giuristi contemporanei Augusto Barbera e Sabino Cassese.
Il principio del giudice terzo e imparziale
Secondo il viceministro, la riforma si colloca pienamente nel solco della Costituzione e in particolare dell’articolo 111, che stabilisce il principio del giusto processo.
“La separazione delle carriere è scolpita nell’articolo 111 della Carta”, afferma Sisto, spiegando che accusa e difesa devono comparire davanti a un giudice realmente terzo e imparziale.
Le critiche della magistratura
Nel dibattito sono intervenuti anche esponenti della magistratura, tra cui il procuratore Nicola Gratteri, oltre a Giusi Bartolozzi e al segretario dell’Associazione nazionale magistrati Rocco Maruotti.
Per il viceministro si tratta però di opinioni personali che non rifletterebbero il contenuto reale della riforma.
“Nessuno intende attaccare la magistratura. È una riforma che protegge il cittadino e libera il giudice”, sostiene Sisto.
Il tema delle correnti nella magistratura
Uno dei punti centrali della riforma riguarda anche il sistema di selezione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura.
Secondo il viceministro, l’introduzione del sorteggio servirebbe a ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura e a rafforzare il principio meritocratico.
L’obiettivo, spiega, sarebbe quello di garantire maggiore autonomia e indipendenza nelle decisioni del Csm.
La riforma vista dal punto di vista dei cittadini
Sisto sostiene che la riforma rappresenterebbe un passo avanti anche per i cittadini, garantendo maggiore imparzialità nei processi e contribuendo a ridurre il rischio di errori giudiziari e ingiuste detenzioni.
“Votare sì è un gesto di civiltà”, conclude il viceministro, sottolineando come il progetto punti a rafforzare trasparenza, meritocrazia e indipendenza all’interno del sistema giudiziario.












