È stato promosso dall’Aiga di Foggia presieduta dall’avvocata Simona Lafaenza un dibattito aperto e di alto profilo per tutta la comunità giuridica e per la cittadinanza sul referendum sulla riforma della giustizia.
“Separazione delle Carriere: s’ha da fare? Verso un Referendum consapevole”, il titolo del convegno che è stato un confronto autorevole sui temi referendari del prossimo 22 e 23 marzo.
L’evento, organizzato da AIGA Foggia e dalla Camera Penale di Capitanata, con il patrocinio di AIGA Nazionale, del COA Foggia e del Comune di Foggia, è stata un’occasione di approfondimento e dialogo sulla separazione delle carriere con l’intervento di autorevoli rappresentanti dell’avvocatura a cominciare dal presidente dell’Ordine degli Avvocati di Foggia, il penalista Gianluca Ursitti, dell’accademia e della magistratura con la presenza di un volto ormai noto della campagna del No, il pm foggiano ma ormai romano di adozione in forza alla Procura di Terni Rocco Maruotti, segretario dell’Anm.
Posizioni a confronto tra SÌ e NO, per offrire strumenti utili per una scelta informata e consapevole. Nella Sala Fedora la platea di avvocati era quasi tutta per il Sì con il solo avvocato barese Michele Laforgia a rappresentare tra i legali le ragioni del No.
“Il sistema vuole un pubblico ministero assoggettato alla politica, il nostro pm è un’anomalia mondiale. L’autonomia e l’indipendenza del pm italiano è quella più ampia d’Europa e forse del mondo. L’Italia è stata un modello con la Costituzione. Se abbiamo qualcosa che funziona non dobbiamo necessariamente demolirla. Questa è una riforma che nasce in pochi giorni su iniziativa del Governo, porta anche la firma della Meloni perché la maggioranza parlamentare si era presentata al Paese con tre riforme strutturali, premierato, autonomia differenziatae riforma della giustizia. Ha puntato tutto su un testo che a nostro giudizio ha tanti limiti. Il tallone d’Achille di questa riforma sta nell’esagerazione che c’è stata con un atteggiamento quasi sfidante. Io ritengo che il sorteggio offende l’intelligenza di chi lo propone. È una violazione dei principi elettorali del diritto attivo e passivo”, ha detto Maruotti, secondo cui la riforma anche con interpretazione autentica nasce per “controllare la magistratura”.
“Gli italiani non potranno dire che quello che noi stiamo dicendo troverà attuazione. Pare che la partecipazione non supererà il 50 per cento e pare ci sia un testa a testa, se dovesse passare il si sarà approvata da poco meno di un quarto della popolazione. È il tradimento dello spirito repubblicano. Sono convinto che neppure Vassalli avrebbe approvato”.
Laforgia si è molto concentrato sui temi del titolo. “Separazione delle carriere può significare molto. Quanto si separa la carriera del pm da quella del giudice, che tipo di pubblico ministero vogliamo?Questo pm autoreferenziale è un modello di pubblico ministero che espone a dei rischi”.
Punta a smontare le contraddizioni chi sostiene il Si come il sostituto procuratore Federico Moleti. “Si parla di pubblico ministero forte? Ci dobbiamo mettere d’accordo se questa riforma rafforza o indebolisce la magistratura. Cioè che accade? Come si esprimerà la solitudine dei pubblici ministeri nell’esercizio della giurisdizione? A chi farà le sue richieste? Ad un giudice più forte”.








