Un ragazzo di 17 anni rapinato e minacciato con un coltello nel centro di Foggia, a pochi passi dal palazzo comunale. È quanto accaduto venerdì sera intorno alle 23, quando il giovane – che chiameremo Michele (nome di fantasia) – stava tornando a casa dopo aver trascorso la serata con alcuni amici.
Secondo quanto raccontato dallo stesso ragazzo, la vicenda è iniziata con una richiesta apparentemente innocua, ma nel giro di pochi minuti si è trasformata in una rapina. La storia è stata riportata anche dal Corriere del Mezzogiorno, al quale il giovane ha deciso di raccontare quanto accaduto.
La richiesta di una sigaretta e l’aggressione
“Avevo trascorso la serata con alcuni amici e stavo tornando a casa. Ero tranquillo, non c’era niente di strano. A un certo punto, vicino al Comune, mi hanno fermato cinque ragazzi. All’inizio mi hanno chiesto una sigaretta. Io ho risposto che non fumavo. Sembrava finita lì, invece ho visto che hanno iniziato a seguirmi”, racconta il giovane.
Dopo pochi metri la situazione è precipitata. “Mi hanno circondato e mi hanno spinto verso un vicolo. Lì ho capito che non era più uno scherzo”.
Secondo il racconto del ragazzo, tre dei componenti del gruppo sembravano avere 15 o 16 anni, mentre gli altri due apparivano leggermente più grandi, “al massimo 18 anni”.
Le minacce con il coltello
Una volta nel vicolo, uno dei giovani avrebbe estratto un coltello. “Me lo ha puntato e mi ha detto di dargli il cellulare. Quando gli ho risposto che non avevo con me il telefono mi ha chiesto i soldi. A un certo punto ha alzato il coltello verso la faccia e mi ha detto: ‘Guarda che ti accoltello’“.
Il ragazzo racconta di aver vissuto momenti di forte paura. “Avevo una paura tremenda. Mi tremavano le gambe. In quei momenti pensi solo a tornare a casa sano e salvo”.
Alla fine ha consegnato ciò che aveva con sé. “Avevo solo cinque euro in tasca e glielo ho dati. In quel momento non pensi agli oggetti, pensi alla tua sicurezza”.
Il giovane ricorda di aver visto il coltello solo nelle mani di uno dei ragazzi. “Aveva il manico in legno. Gli altri avevano borselli e marsupi, non so se avessero anche loro coltelli”.
La paura e l’invito a denunciare
A distanza di giorni, la paura non è ancora del tutto passata. “Sto meglio, ma quando ci ripenso mi viene ancora paura. Anche adesso, mentre lo racconto, mi tornano in mente quei momenti. Quando esco mi guardo sempre in giro”.
Nonostante questo, il 17enne ha deciso di raccontare l’accaduto e di denunciare. “Bisogna farlo. Se tutti stanno zitti, queste cose continuano. La città è dei ragazzi per bene, non di queste baby gang”.
Un messaggio rivolto anche ai suoi coetanei. “È normale avere paura. Io ce l’ho ancora. Però non bisogna restare in silenzio. Raccontare quello che succede è l’unico modo per fermare queste cose”.









