A distanza di quasi cinque anni dal grande incendio che il 22 giugno 2021 avvolse Manfredonia in un fumo nero e acre proveniente dall’area ex EniChem, le associazioni ambientaliste e numerose realtà del territorio tornano a lanciare l’allarme. “Una storia che si ripete”, scrivono in un comunicato congiunto diffuso il 3 marzo 2026, denunciando nuovi accumuli di rifiuti nel piazzale retrostante un capannone del Sito SIN.
A firmare il documento sono, tra gli altri, Enzo Cripezzi per LIPU Puglia, Iolanda D’Errico per l’Associazione Politico Culturale Manfredonia Nuova, Michela D’Onofrio per il Touring Club Italiano – Club di Territorio di Foggia e per l’ITS per l’Industria dell’Ospitalità e del Turismo Allargato, Matteo Starace per CAONS, Francesco Bacchelli per Fareambiente Puglia, Michele Conoscitore per Italia Nostra Gargano Terre dell’Angelo, Eleonora Pellico per CittadinanzaAttiva Manfredonia, Angela Quitadamo per Archeoclub Manfredonia, Renato Sammarco per ISDE Italia provincia di Foggia, Raffaella Ognissanti per FIDAS, Lorenzo Pellegrino per la Società di Storia Patria per la Puglia – Manfredonia, oltre a Maria Gioia Sforza e Michele Illiceto.
Dal rogo del 2021 alle nuove autorizzazioni
Il comunicato ripercorre quanto accadde nel giugno 2021, quando un incendio divampò nel piazzale retrostante un capannone che in passato aveva ospitato un’attività di trattamento rifiuti. In quell’occasione il sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo D’Arienzo, parlò di “vere e proprie bombe ecologiche”, riferendosi ai rifiuti depositati illegalmente e accatastati nei capannoni.
Secondo quanto ricostruito dalle associazioni, l’area era stata utilizzata dalla SiF Trade, azienda autorizzata dalla Provincia e poi fallita, che avrebbe lasciato una grande quantità di copertoni, plastiche e parti di veicoli. Le segnalazioni degli abitanti della Piana di Macchia, denunciano i firmatari, sarebbero rimaste inascoltate.
Alcuni mesi dopo l’incendio, sempre secondo il comunicato, la Provincia di Foggia avrebbe rilasciato una nuova autorizzazione per il trattamento e recupero di rifiuti speciali non pericolosi alla South Metal Corporation Srl, nello stesso sito ricadente nell’area SIN di Manfredonia, dove è in corso una complessa bonifica.
La montagna di rifiuti e il sequestro
Negli ultimi mesi, spiegano le associazioni, nel piazzale retrostante il capannone della Metal Corporation si sarebbe formata una nuova e imponente massa di rifiuti, visibile anche dalla Statale Garganica 89. Un accumulo che avrebbe spinto i residenti della Piana di Macchia a lanciare l’ennesimo allarme.
La vicenda è stata ripresa dagli organi di informazione e avrebbe portato all’intervento della Guardia Costiera e al sequestro dell’area. Tuttavia, secondo quanto riferito nel comunicato, il giorno successivo sarebbe entrato in azione un compattatore per schiacciare e ridistribuire i rifiuti nel piazzale, riducendone l’impatto visivo.
Un ulteriore sopralluogo effettuato nei giorni scorsi, aggiungono i firmatari, avrebbe evidenziato un piazzale “pieno oltre ogni dire”, con plastica, stoffe, cassette e altri scarti accumulati anche in altezza.
Le domande alla Provincia e il timore per il futuro
Le associazioni pongono una serie di interrogativi: dove finisce il percolato prodotto dalla pioggia? Qual è il destino dei residui non recuperabili? È prevista la destinazione a un inceneritore? E chi sostiene i costi dello smaltimento? La società o la collettività?
Chiedono inoltre chi vigili sul rispetto delle 51 prescrizioni previste nel progetto autorizzato e se la “bomba ecologica” evocata nel 2021 sia stata realmente disinnescata.
La preoccupazione si estende anche ad altri progetti autorizzati in area provinciale, come l’impianto per la produzione di biogas dai rifiuti organici in località Beccarini, che secondo i firmatari rischierebbe di gravare su un territorio già segnato dalla vicenda EniChem.
“Temiamo – si legge nel documento – che le conseguenze della civiltà dei consumi possano riversarsi non solo nel sito ex EniChem, ma un domani anche nel territorio circostante”.
Un nuovo appello pubblico, dunque, che riporta al centro del dibattito la gestione dei rifiuti in un’area classificata come Sito di Interesse Nazionale e che chiede trasparenza, controlli stringenti e garanzie per la tutela ambientale e sanitaria.












