Scontro aperto alla Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza. Le organizzazioni sindacali Fp Cgil, Fp Cisl, Uil Fpl, Fials e Nursing Up intervengono duramente dopo la nota del 24 febbraio 2026 firmata dal direttore generale dell’ente, parlando di un “inaccettabile tentativo di intimidazione” nei confronti dei lavoratori.
“Invito a non agire in giudizio”
Al centro della polemica c’è una comunicazione aziendale, indirizzata anche a soggetti istituzionali, nella quale si inviterebbero i dipendenti a non procedere alla notifica di eventuali decreti ingiuntivi, prospettando l’applicazione di contratti collettivi peggiorativi in caso di iniziative giudiziarie individuali.
Secondo le sigle sindacali, tale impostazione rappresenterebbe un’ingerenza nel diritto di azione giudiziaria garantito dall’articolo 24 della Costituzione, oltre a incidere sulla libertà sindacale tutelata dall’articolo 39 e dall’articolo 28 della legge 300 del 1970.
Lo stato di agitazione
I sindacati ricordano che lo stato di agitazione proclamato nelle scorse settimane è conseguenza di contestati inadempimenti contrattuali e retributivi e costituisce, a loro avviso, legittimo esercizio dell’azione sindacale.
“Nessun impegno è mai stato assunto dalle organizzazioni sindacali volto a limitare il diritto dei lavoratori ad agire in giudizio per il riconoscimento delle differenze retributive”, precisano. L’unico impegno formalizzato nell’accordo del 27 dicembre 2025 ha riguardato la revoca dello sciopero e delle ulteriori iniziative di mobilitazione, impegno che le sigle affermano di aver rispettato.
Ricorso per condotta antisindacale
Le organizzazioni sindacali chiariscono inoltre che, allo stato attuale, risulta in corso un’azione giudiziaria promossa dai lavoratori ma non sarebbero stati ancora emessi decreti ingiuntivi. Qualora tali provvedimenti dovessero intervenire, le sigle assicurano che vigileranno affinché venga garantita piena tutela senza condizionamenti o ritorsioni.
Contestualmente, i sindacati annunciano di stare valutando, con i propri legali, la proposizione di un ricorso ai sensi dell’articolo 28 della legge 300 del 1970 per la repressione della condotta antisindacale, con l’obiettivo di ottenere la cessazione di ogni comportamento ritenuto lesivo dei diritti collettivi.
Lo scontro, dunque, resta aperto e potrebbe presto spostarsi nelle aule giudiziarie.













