Viaggiava a 167 chilometri orari su una strada provinciale dove il limite era di 50, con il fondo bagnato dalla pioggia. E, secondo l’accusa, si era messo alla guida dopo aver fumato marijuana. Per questo la Procura di Foggia ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio stradale aggravato nei confronti di Alex Diaferio, 26 anni di Margherita di Savoia, per il tragico incidente avvenuto il 2 marzo 2025 sulla provinciale 5, nei pressi di Zapponeta.
Nello schianto tra tre auto perse la vita Angelo Spina, 19 anni, studente di Margherita di Savoia, che viaggiava come passeggero sulla Seat Leon guidata dall’imputato. Nove le persone rimaste ferite.
La dinamica ricostruita dall’accusa
Secondo il pubblico ministero, quel pomeriggio la strada era resa insidiosa dalla pioggia. Diaferio era alla guida di una Seat Leon con a bordo tre amici, tra cui la vittima, in direzione Zapponeta. Davanti a lui procedeva una Fiat Seicento con quattro persone, mentre in senso opposto sopraggiungeva una Fiat 500L con tre occupanti.
L’atto di accusa sostiene che la Seat viaggiasse a 167 km/h, ben oltre il limite consentito, su “una strada costituita da una sola carreggiata molto stretta”. Il giovane avrebbe tentato un sorpasso azzardato, invadendo la corsia opposta proprio mentre arrivava la Fiat 500L. Nel tentativo di evitare l’impatto frontale, avrebbe cercato di rientrare verso destra, urtando le altre vetture.
La Fiat Seicento si ribaltò nei campi circostanti; la Seat Leon finì anch’essa fuori strada, abbattendo alcuni paletti in legno. Nell’impatto, Angelo Spina riportò lesioni alla testa e al torace che lo uccisero sul colpo. Gli altri nove coinvolti riportarono ferite di varia gravità.

Le aggravanti contestate
A Diaferio viene contestata l’aggravante di essersi posto alla guida “in stato di alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope”.
L’udienza preliminare davanti al gup è fissata per il 26 maggio prossimo al Tribunale di Foggia. Sono tredici le parti offese individuate, tra cui i genitori e il fratello della vittima, che si costituiranno parte civile.
A un anno dalla tragedia, la vicenda approda dunque davanti al giudice per stabilire eventuali responsabilità penali per uno schianto che ha segnato profondamente due comunità.










