Un buco da 460 milioni di euro nei conti della sanità pugliese. È il dato che emerge dai preconsuntivi 2025 delle aziende sanitarie, una cifra ancora suscettibile di variazioni tecniche ma già sufficiente a delineare un quadro allarmante. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno, che parla di una situazione destinata a imporre scelte drastiche alla Regione.
Il disavanzo complessivo, calcolato come somma delle perdite delle singole Asl al quarto trimestre e quindi al lordo del consolidamento, riporta in primo piano le fragilità strutturali del sistema sanitario regionale, rimaste finora sullo sfondo rispetto al Piano straordinario per il taglio delle liste d’attesa.
I numeri del disavanzo
Su 460 milioni di perdita complessiva, spicca il rosso della Asl Bari, che chiude con un passivo di 210 milioni. Seguono la Asl Brindisi con 67 milioni e la Asl Foggia con 60 milioni. Insieme, queste tre aziende totalizzano oltre la metà dell’intero disavanzo.
A pesare è soprattutto il divario tra l’incremento del fondo sanitario nazionale, cresciuto dell’1%, e l’aumento dei costi di esercizio, saliti del 4%. Tradotto: a fronte di circa 100 milioni in più arrivati dallo Stato, la Puglia ha dovuto fronteggiare una crescita esponenziale della spesa per farmaci e personale, oltre a inefficienze e possibili sprechi.
Nel 2024 un deficit di 132 milioni era stato coperto attingendo al bilancio autonomo regionale. Ma coprire 460 milioni appare oggi un’operazione ben più complessa.
Pronto soccorso in affanno
La fotografia economica si intreccia con quella organizzativa. Durante una riunione tecnica con direttori sanitari e responsabili dei Pronto soccorso, è emersa la drammatica carenza di personale. Solo il Policlinico di Bari riesce a garantire la copertura completa dell’organico, mentre alcuni ospedali di base possono contare su appena due o tre medici.
Un dato che rende evidente come, a risorse invariate e con la necessità di colmare il deficit, nuove assunzioni siano difficilmente sostenibili. L’unica strada percorribile, secondo quanto emerso, sarebbe quella dell’accorpamento dei reparti e di una revisione dell’attuale rete ospedaliera.
Verso una nuova razionalizzazione
Il sistema attuale conta cinque hub, undici ospedali di primo livello e dodici ospedali di base. Un assetto che potrebbe essere rivisto anche alla luce dell’apertura di nuove strutture, come l’ospedale Monopoli-Fasano da 299 posti letto, la cui piena attivazione richiederà inevitabilmente il trasferimento di reparti e personale da altre sedi, a partire da Putignano.
La parola chiave è “razionalizzazione”, che in termini concreti può tradursi in chiusure di reparti e, in alcuni casi, di piccoli ospedali. Una strategia che avrà inevitabili ricadute politiche e sociali.
Ipotesi leva fiscale
Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di intervenire sull’addizionale regionale Irpef. Le aliquote sono ferme dal marzo 2022, quando l’aumento aveva riguardato solo i redditi superiori a 28mila euro. Oggi gli scaglioni vanno dall’1,33% per chi dichiara fino a 15mila euro all’1,85% per chi supera i 50mila euro, ma la legge consente di arrivare fino al 3,33%, soglia già applicata in altre Regioni.
La Puglia, inoltre, è sottoposta a Piano operativo e i ministeri di Economia e Salute avrebbero già espresso preoccupazione per le criticità strutturali del sistema.
Nei prossimi mesi si capirà quale strada verrà scelta. Di certo, il 2025 segna uno spartiacque: tra conti in rosso, emergenze nei Pronto soccorso e nuovi ospedali da attivare, la sanità pugliese è chiamata a una riorganizzazione profonda che inciderà direttamente sulla vita dei cittadini.









