Emergono nuovi particolari sull’indagine che ha portato all’arresto dell’imprenditore vitivinicolo Ciro Caliendo, 47 anni, di San Severo, accusato di aver ucciso la moglie Lucia Salcone e di aver poi simulato un incidente stradale per depistare le indagini.
Il fatto risale al 27 settembre 2024, nelle campagne tra San Severo e Torremaggiore. Dopo una serata trascorsa in pizzeria con alcuni amici, la coppia si sarebbe diretta verso i terreni dell’uomo, ufficialmente per un controllo legato a precedenti danneggiamenti. Secondo l’ipotesi accusatoria, quella tappa sarebbe stata invece il pretesto per mettere in atto una messinscena.
La ricostruzione: colpita e poi incendiata
Stando alle carte dell’inchiesta, Caliendo avrebbe colpito la moglie alla testa, tramortendola, per poi cospargerla di benzina e darle fuoco all’interno della Fiat 500L su cui viaggiavano. La donna sarebbe morta per le gravissime ustioni e per l’inalazione di fumi tossici.
Subito dopo, l’uomo avrebbe simulato un incidente stradale per far credere a un tragico sinistro autonomo, tentando così di sviare gli investigatori.
Il movente: separarsi senza perdere il patrimonio
Alla base del delitto, secondo quanto emerge dall’indagine, ci sarebbe stata la volontà dell’imprenditore di lasciare la moglie per una relazione extraconiugale. Una separazione che, tuttavia, avrebbe comportato per lui la perdita di alcuni beni familiari, tra cui la casa coniugale, intestata alla donna e strettamente collegata anche alla sua attività imprenditoriale.
Le testimonianze raccolte nel corso delle indagini hanno confermato l’esistenza di litigi tra i due coniugi, anche se – riferiscono gli inquirenti – non tali da far presagire un epilogo così drammatico.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura, prosegue per chiarire ogni dettaglio della vicenda. Per l’indagato vale il principio di presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.










