Fino a mille euro per un turno di dodici ore. È il dato che ha acceso il dibattito attorno al Policlinico di Foggia, dove nella notte tra lunedì e martedì ha preso servizio il primo medico a gettone. Una scelta definita “obbligata” dal commissario dell’azienda ospedaliera, Giuseppe Pasqualone, che rivendica il percorso seguito prima di ricorrere a una cooperativa esterna per coprire i turni del pronto soccorso.
La decisione ha suscitato tensioni sindacali e ha portato il dipartimento Salute della Regione Puglia a chiedere chiarimenti. Ne abbiamo parlato direttamente con il commissario.
Commissario, un decreto ministeriale dell’anno scorso limita il ricorso ai medici gettonisti. Perché avete adottato questo provvedimento proprio ora?
“Guardi, noi siamo in una condizione di estrema gravità per la carenza di organico al pronto soccorso, quindi siamo a meno della metà dei medici previsti in pianta organica e in particolare nel mese di dicembre abbiamo anche chiuso un concorso dal quale non siamo riusciti a reclutare nessuno e a dicembre stesso sono andate via nove persone. Abbiamo ricorso a questo decreto che prevede la possibilità, in casi eccezionali come il nostro, ovviamente con tutte le motivazioni che sono previste da quella normativa, di ricorrere a delle cooperative, i cosiddetti medici gettonisti, per coprire esigenze di servizio, altrimenti noi andremo a interrompere un servizio pubblico. È un servizio essenziale. Quindi l’abbiamo fatto intanto con lo spirito di garantire ai cittadini un servizio essenziale e quindi garantire soprattutto la continuità assistenziale in un pronto soccorso dove si rischia di non trovare nessuno e quindi addirittura di morire inutilmente. Ma l’abbiamo fatto anche nel rispetto della norma che consente in casi eccezionali come questo e per un periodo di tempo molto limitato. Siamo assolutamente sereni e tranquilli sia sotto il profilo giuridico ma soprattutto sotto il profilo assistenziale che ovviamente è nella mia responsabilità per dare una risposta così importante alla collettività”.
La Regione ha previsto incentivi economici per i medici di pronto soccorso. Perché non bastano ad attrarre personale?
“I medici non accettano secondo me questo tipo di incarico perché quelle retribuzioni sono ancora basse rispetto alla possibilità che hanno colleghi di altre discipline di poter fare la libera professione. È un lavoro particolare che alla fine stanca e quindi il medico, il professionista, è sempre meno incentivato a partecipare, andare in scuole di specializzazione per la medicina d’urgenza e poi a venire a lavorare al pronto soccorso”.
La situazione di Foggia è diversa rispetto agli altri pronto soccorso pugliesi?
“La difficoltà è di tutte le aziende sanitarie d’Italia e anche della regione Puglia, poi è un fenomeno che ha alti e bassi specifici e noi abbiamo purtroppo nel mese di dicembre riscontrato 9 dimissioni per cui la situazione è diventata grave. Ovviamente abbiamo esperito tutte le procedure possibili, hanno dato un contributo con incentivazione importantissima i medici degli altri reparti, però ricordiamoci che intanto il dirigente medico è tenuto a garantire l’orario di lavoro, quindi tutto quello che fa in più lo fa ovviamente per volontà sua. E poi dobbiamo garantire i turni negli altri reparti e garantire anche il riposo come prevede la normativa vigente. Noi tutte queste situazioni le abbiamo ormai percorse nel migliore dei modi, siamo stati costretti a ricorrere a questo strumento. Speriamo di risolvere nel breve tempo la situazione”.
Al netto dei gettonisti, quanti medici mancano attualmente?
“Al pronto soccorso di Foggia ne mancano 18, a quello di Lucera ne mancano 4, quindi è una situazione molto grave”.








