Il giorno della verità per uno dei clan storici della mafia garganica. Matteo Pettinicchio, 40 anni, già numero due del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci ha deposto davanti al Tribunale di Foggia nel processo “Friends”, collegato in videoconferenza da una località segreta. La sua testimonianza segna una svolta in un procedimento iniziato oltre sei anni fa e destinato a entrare nella storia giudiziaria della Capitanata.
Quando fu arrestato nel blitz antidroga “Friends” del 20 novembre 2019, Pettinicchio era considerato il braccio destro di Enzo “U’ Criatur” Miucci, reggente del gruppo montanaro dopo le lunghe condanne inflitte ai fratelli Li Bergolis. La decisione di collaborare con la giustizia è arrivata solo a fine gennaio 2025, a processo già avanzato e dopo cinque anni di dibattimento. Oggi, davanti ai giudici, è diventato ufficialmente la prima “gola profonda” del clan.
L’udienza odierna è stata fissata su richiesta del pubblico ministero della Dda di Foggia Domenico Minardi, accolta dal tribunale al termine della fase dedicata ai testimoni della difesa. Con la deposizione di Pettinicchio si apre l’ultima fase del processo: requisitoria e sentenza di primo grado sono attese in primavera.
Nel procedimento gli imputati sono accusati a vario titolo di traffico di cocaina, eroina e hashish, oltre a singoli episodi di detenzione di armi. I fatti contestati risalgono in gran parte al 2016, con decine di episodi di spaccio ormai prossimi alla prescrizione. Al momento gli imputati sono a piede libero per questa vicenda, anche se alcuni risultano detenuti per altri processi. Tra questi lo stesso Pettinicchio e Miucci, in carcere ininterrottamente dal giorno del blitz. Imputati di Lucera, invece, tra cui esponenti del clan Bayan-Papa-Ricci scelsero il rito abbreviato e sono già stati condannati in appello a pesanti pene.
Il boss di Monte, 42 anni, detto anche “Renzino” o “mutanda” ha raccolto l’eredità del clan assumendo la guida di un’organizzazione che gli investigatori definiscono la più longeva e temuta del territorio. Nei mesi scorsi è stato condannato in primo grado a 12 anni e 8 mesi per spaccio aggravato dalla mafiosità; a Pettinicchio, nonostante la collaborazione, sono stati inflitti 10 anni e 8 mesi. Entrambi sono inoltre imputati nel maxi processo “Mari e Monti” a carico di circa 50 persone.
Durante l’interrogatorio reso alla Dda e oggi in parte ribadito in aula, Pettinicchio ha confermato la struttura e i ruoli del sodalizio. “Ho fatto parte dal 2000, da quando avevo 15 anni, di un gruppo mafioso che esiste da sempre. È il clan più storico e più temuto tra Foggia e provincia”, ha dichiarato. Secondo la sua ricostruzione, le decisioni strategiche sulla droga erano prese da lui e da Miucci: “Io tenevo la contabilità, dividevo tutto in parti uguali per evitare malcontenti. Ho dato la droga a centomila persone, abbiamo rifornito anche i calabresi”.
Le sue parole rafforzano l’impianto accusatorio della Dda, secondo cui il clan Li Bergolis-Miucci non solo dominava il traffico di stupefacenti sul Gargano e nel Foggiano, ma riforniva anche gruppi criminali di altre regioni, compresa la ’ndrangheta (clan Pesce-Bellocco) attiva su Torino, oltre ai contatti con i lucerini del clan Papa.
Con la deposizione di oggi, il processo “Friends” entra nella sua fase decisiva. La voce di Pettinicchio potrebbe pesare in modo determinante sull’esito del giudizio e sulla ricostruzione definitiva degli equilibri criminali del clan Li Bergolis-Miucci. Nella prossima udienza è previsto il controesame di Pettinicchio da parte del pool difensivo.
In “Friends”, rito ordinario a Foggia, sono imputati in 19: Cristina Barbetti, 30 anni di Pescara; Quirino Barbetti (36), Lucera; Bruno Di Nenno (72), San Salvo; Luca Fedele (43), Torino; Marco Gelormini (39) e il fratello Michele Gelormini (50) di Foggia; Giulio Guerra (36), Monte Sant’Angelo; Alessio Maccarone (49), Vasto; Andrea Marino (32), Termoli; Giovanni Melchionda (41), San Giovanni Rotondo; Enzo Miucci (42), Monte Sant’Angelo; Benito Palaia (46), Rosarno; Giovanni Paterno (43, foggiano residente a Ardea); Matteo Pettinicchio (40), Monte Sant’Angelo, pentito; Vincenzo Ricci (68), Lucera; Armando Sarachelli (39), Guido Sarachelli (69) e Mario Sarachelli (35), tutti di Isernia; Rosario Starace (45), Monte Sant’Angelo.










