Il referendum sulla giustizia diventa terreno di scontro politico e istituzionale. A lanciare l’allarme è Francesco Boccia, presidente dei senatori del Partito Democratico, che da Milano invita a votare No, definendo la riforma “un’imposizione del governo Meloni” e non un vero percorso parlamentare condiviso.
Secondo Boccia, non si tratta di un intervento nato dal confronto tra le forze politiche, ma di una revisione costituzionale portata avanti dall’esecutivo con procedure forzate e senza dialogo con le opposizioni.
“Una riforma blindata dall’esecutivo”
Nel suo intervento, Boccia accusa il governo di aver “blindato la maggioranza” e impedito ogni confronto parlamentare. Il riferimento è alle modalità con cui la riforma è stata portata avanti, fino al voto in Commissione al Senato “senza mandato al relatore”, su indicazione dell’esecutivo.
Un protagonismo, sottolinea il senatore dem, che sarebbe stato evidente fin dall’inizio, con il ministro della Giustizia Carlo Nordio indicato come principale promotore di un testo considerato “intoccabile”.
“Non risolve i problemi reali della giustizia”
Boccia contesta anche l’efficacia concreta della riforma. Secondo il presidente dei senatori Pd, lo stesso Nordio avrebbe ammesso che la revisione non interviene sui nodi strutturali del sistema giudiziario italiano: non accorcia i tempi dei processi, non migliora l’efficienza e non innalza la qualità delle decisioni.
Per questo, afferma Boccia, sarebbe falso sostenere che non si tratti di una riforma governativa: “È solo del governo, ed è il governo che dovrà risponderne politicamente e istituzionalmente”.
“Si rompe l’equilibrio tra i poteri”
Nel merito, il senatore dem parla di una riforma “sbagliata” perché romperebbe l’impianto costituzionale dei pesi e contrappesi. La giurisdizione, ricorda Boccia, nella Costituzione svolge una funzione di garanzia e di equilibrio tra i poteri dello Stato, non di subordinazione.
Questa riforma, invece, a suo giudizio sbilancia il sistema, indebolendo la funzione di controllo e concentrando potere verso l’esecutivo.
“Meloni segue la logica di Trump”
Il passaggio più politico arriva nel confronto con gli Stati Uniti. Boccia sostiene che la riforma rispecchi una visione “nazionalista e autoritaria dello Stato: meno limiti, meno contrappesi, più comando”, arrivando a paragonare la linea del governo italiano a quella di Donald Trump.
“È la stessa logica che ispira Trump. Con questa riforma Meloni percorre la stessa strada”, ha dichiarato, collegando il tema al clima internazionale e alle manifestazioni in corso a Milano contro l’ICE.
L’appello al voto: “No per responsabilità democratica”
L’intervento è arrivato a margine dell’evento “Un’altra storia, l’alternativa nel mondo che cambia”, organizzato dalla Fondazione Demo del Partito Democratico.
Per Boccia, votare No al referendum sulla giustizia significa ribadire un rifiuto a ogni deriva autoritaria e difendere la Costituzione: “Un atto di responsabilità costituzionale e democratica”.












