Un’indagine nata dagli assalti ai bancomat e cresciuta fino a delineare un presunto gruppo criminale strutturato, capace di colpire con ordigni esplosivi e di muoversi tra Capitanata e altre province. È quanto emerge dalle carte dell’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia, che contesta agli indagati reati pesantissimi: furti aggravati, detenzione e porto di esplosivi, ricettazione, riciclaggio e associazione a delinquere.
Negli atti si parla di “gravi indizi di colpevolezza” a carico dei soggetti coinvolti, ritenuti parte di una banda dedita agli assalti con la cosiddetta “marmotta”, l’ordigno artigianale utilizzato per far saltare gli sportelli ATM.
La “genesi delle indagini”: il caso Ascoli Satriano
Secondo quanto ricostruito, l’episodio che avrebbe dato impulso decisivo agli approfondimenti investigativi è l’assalto all’ATM di Ascoli Satriano del 13 settembre 2025. Proprio quel colpo avrebbe presentato “peculiarità” tali da consentire ulteriori sviluppi e una piattaforma probatoria più solida, poi arricchita da elementi acquisiti nei mesi successivi.
Gli inquirenti descrivono un metodo collaudato ed efficace, utilizzato “da molto tempo prima dell’avvio di queste indagini”, segno – secondo la procura – di un’organizzazione già attiva e radicata.
Il fermo: giovani tra Borgo Mezzanone, Carapelle e Orta Nova
Nel decreto di fermo compaiono diversi nomi, ben tredici, residenti nel Foggiano. Tra gli indagati figurano il capo Ivan Ameri (20 anni), Giovanni Di Gennaro (26 anni), Michele Rendina (24 anni), Salvatore Nicola Gervasio (20 anni) e Mattia Gervasio (23 anni), tutti nati a Foggia ma residenti tra Borgo Mezzanone, Carapelle e Orta Nova.
La procura ipotizza ruoli diversi all’interno del gruppo e una struttura capace di pianificare colpi, procurarsi esplosivi e gestire la fuga e la spartizione del denaro.
Le dichiarazioni dei familiari e la storia di Faik Isenovski
Ma nelle carte dell’inchiesta emerge anche un altro elemento drammatico: la vicenda di Faik Isenovski, giovane ucciso il 17 agosto 2025, per il quale si procede separatamente in un fascicolo per omicidio.
La squadra mobile di Foggia, nell’ambito di quell’indagine, ha acquisito le dichiarazioni dei familiari della vittima per ricostruire il contesto in cui sarebbe maturato l’assassinio. E proprio da quelle testimonianze – scrive la procura – sarebbero emersi spunti “molto rilevanti anche per queste indagini”, con riferimento all’organizzazione dedita ai reati contro il patrimonio e all’uso di armi ed esplosivi.
Secondo i verbali, Faik avrebbe avuto un legame di amicizia con i fratelli Ameri, ma qualcosa si sarebbe incrinato, forse per un debito. I familiari raccontano di episodi e discorsi che riguarderebbero assalti ai bancomat e somme di denaro da spartire.
In uno dei passaggi riportati negli atti, si fa riferimento a conversazioni su “soldi riferiti ad alcuni furti ai bancomat” e alla necessità di capire dove portarli a cambiare.
“Ivan si specializzò negli assalti fuori provincia”
Le dichiarazioni raccolte descrivono anche un presunto salto di qualità: “Ivan si specializzò negli assalti ai bancomat con esplosivo che faceva fuori provincia, precisamente nel Nord Italia”, si legge in un passaggio evidenziato.
Viene inoltre citato un video visto su internet in cui due persone fuggirebbero dopo un assalto a un ATM, con l’indicazione che tra loro ci sarebbe stato proprio Ivan Ameri.
Una banda sotto accusa tra esplosivi e violenza
L’inchiesta, dunque, non si limita ai singoli episodi di furto: nelle carte viene tratteggiato un contesto più ampio, fatto di rapporti, tensioni, ruoli interni e collegamenti con vicende criminali ancora più gravi.
Ora le accuse dovranno essere vagliate nelle prossime fasi giudiziarie, mentre proseguono gli approfondimenti investigativi su tutti i fronti, compreso quello legato all’omicidio del giovane Isenovski.










