Ancora veleni, ancora timori, ancora interrogativi che restano senza risposta. Sulla bonifica del sito SIN ex Enichem di Manfredonia si riaccende lo scontro, con le associazioni ambientaliste che denunciano i rischi legati alle tecniche approvate dalla Provincia per l’isola 16, una delle aree più compromesse dell’intero complesso industriale.
Nel mirino finiscono le tecnologie SVE (Soil Vapour Extraction) e BV (BioVenting), previste dal progetto di bonifica e destinate a estrarre dal sottosuolo le sostanze tossiche per poi convogliarle in atmosfera dopo il trattamento. Una scelta che, secondo le associazioni, espone nuovamente la popolazione a un pericolo non adeguatamente valutato.
Un’area tra le più contaminate del SIN
L’isola 16, con i suoi 42mila metri quadrati, non è una zona qualunque dell’ex Enichem. Qui confinavano impianti strategici e altamente impattanti come quello del caprolattame, l’impianto dell’urea dove esplose la colonna dell’arsenico e la centrale termoelettrica. Nell’area erano presenti un impianto di produzione di benzaldeide, vasche di accumulo dei cosiddetti sali sodici e tre discariche abusive scoperte nel 2011 e rimosse solo anni dopo.
Dai verbali delle conferenze ministeriali del 2017, ricordano le associazioni, emerge la presenza di superamenti delle concentrazioni soglia di rischio per numerose sostanze cancerogene e altamente tossiche, tra cui benzene, toluene, arsenico, mercurio, nichel, cianuri e composti clorurati, ancora oggi presenti nel sottosuolo.
Dubbi sulle tecnologie e sui controlli
Secondo le realtà firmatarie del documento, nessuna tecnologia oggi disponibile garantisce l’abbattimento totale di un mix così complesso di inquinanti. Da qui la domanda centrale: chi controllerà il corretto funzionamento dell’impianto e con quali modalità? E soprattutto, chi garantirà che le emissioni non comportino nuovi rischi sanitari?
Il timore è che, ancora una volta, la comunità di Manfredonia venga chiamata a fidarsi, senza un reale coinvolgimento nelle decisioni che riguardano la salute pubblica e l’ambiente.
L’appello al sindaco e il rischio sanitario
Le associazioni richiamano l’attenzione sulle possibili conseguenze per gli abitanti della Piana di Macchia e del quartiere Monticchio, a poche centinaia di metri dal sito SIN, e per i lavoratori degli insediamenti industriali dell’area. Malattie cardiovascolari, respiratorie, neurodegenerative e oncologiche sono i rischi evocati in un territorio che già da decenni paga un prezzo altissimo all’industrializzazione.
Da qui l’appello al sindaco di Manfredonia affinché si faccia promotore dell’istituzione di un tavolo di confronto con la partecipazione della comunità locale e di esperti di fiducia, per rivedere il progetto alla luce del principio di precauzione e valutare un aggiornamento complessivo della bonifica, sia a terra che a mare.
Il documento è firmato dalla presidente dell’associazione Manfredonia Nuova, Iolanda D’Errico, dal presidente di UnionImpresa Franco Palmieri, dal presidente di Italia Nostra Terra dell’Angelo Michele Conoscitore e dalla consigliera nazionale di Italia Nostra Maria Gioia Sforza.












