Nella mattinata del 20 gennaio militari del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri hanno eseguito una misura cautelare emessa dalla Corte d’Assise del Tribunale di Foggia, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura del Tribunale di Bari, nei confronti del sanseverese Angelo Bonsanto, 36 anni condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per la durata di anni uno e mesi uno, perché ritenuto responsabile, in concorso con altri, dell’omicidio di Omar Trotta e del tentato omicidio di Tommaso Tomaiuolo, commessi a Vieste nel primo pomeriggio del 27 luglio 2017.
Il processo, che si è concluso lo scorso 19 dicembre 2025, ha portato anche alla condanna ad anni 20 di reclusione a carico del collaboratore di giustizia Gianluigi Troiano, 32 anni che il 30 gennaio 2024 venne arrestato da personale del R.O.S. a Granada (Spagna), al termine di oltre 2 anni di latitanza.
L’esito processuale è frutto di una mirata attività investigativa condotta dal personale del R.O.S. e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Foggia, con il coordinamento della D.D.A. di Bari.
Per la stessa vicenda, all’esito del processo svoltosi con rito abbreviato nell’ambito dell’indagine denominata “Omnia Nostra”, condotta sempre dal R.O.S., sono stati già condannati in via definitiva i collaboratori di giustizia Marco Raduano detto “Pallone”, ex boss di Vieste, ritenuto mandante dell’omicidio, Antonio “Baffino” Quitadamo e Danilo Della Malva “il meticcio”.
Il grave fatto di sangue, per il quale è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa di cui all’art. 416-bis.1 c.p., nella duplice accezione di essere stato commesso con “metodo mafioso” ed al fine di agevolare la consorteria criminale capeggiata all’epoca proprio da Raduano, era balzato agli onori della cronaca per la platealità della condotta (omicidio commesso in pieno giorno, in periodo estivo, in un ristorante, in area ad altissima affluenza turistica).
Contestualmente sono in corso anche una serie di perquisizioni domiciliari in quanto, nel corso del processo è stato posto in essere un tentativo di inquinamento probatorio da parte di Bonsanto, mediante presentazione di documentazione sanitaria rivelatasi poi falsa.
La condanna è stata emessa in primo grado di giudizio, impugnabile e non ancora divenuta irrevocabile.











