Da nove anni di Mario D’Amelio non si hanno più notizie. Un’assenza che continua a pesare come una ferita aperta nella vita dei suoi genitori, Vincenzo e Antonietta, e nell’intera comunità di Casalnuovo Monterotaro. Era la sera del 18 novembre 2016 quando l’uomo, allora quarantenne, uscì dalla villetta di famiglia in contrada Santa Lucia, a metà strada tra Casalnuovo e Casalvecchio di Puglia. Disse che sarebbe rientrato dopo pochi minuti, giusto il tempo di sbrigare una commissione prima di cena. Da quel momento, di lui si sono perse completamente le tracce.
Mario, artigiano molto stimato come muratore e restauratore nei comuni dei Monti Dauni, sembrò dissolversi nel nulla. L’unico elemento emerso nei giorni successivi fu il ritrovamento della sua auto, una Lancia Musa nera, rinvenuta chiusa e parcheggiata nei pressi della stazione ferroviaria di Marina di Chieuti, a circa cinquanta chilometri dalla sua abitazione. Era lì da diversi giorni, senza alcun indizio utile a spiegare come e perché fosse arrivata fin lì.
La sera della scomparsa Mario indossava un piumino azzurro con maniche blu scure, una kefiah, un pantalone verde petrolio con elastici alle caviglie e scarpe da ginnastica bianche in pelle. Alto un metro e settantacinque, occhi e capelli castani, leggermente stempiato, aveva un tatuaggio maori ben visibile sul polso sinistro, dettaglio che ancora oggi potrebbe risultare determinante per un eventuale riconoscimento.
Subito dopo la denuncia presentata dai genitori scattarono ricerche imponenti. Oltre sessanta uomini furono impegnati in una vasta battuta nell’area di Marina di Chieuti e nelle zone limitrofe. Carabinieri della Compagnia di Lucera e delle stazioni di Casalnuovo e Serracapriola, vigili del fuoco, guardia di finanza, protezione civile, volontari della Croce rossa di Torremaggiore e dei gruppi di Castelnuovo della Daunia, Pietramontecorvino e San Paolo di Civitate, operatori Arif e polizie locali, con il coinvolgimento diretto dei sindaci Pasquale De Vita e Noè Andreano. Tutto, però, senza esito.
Il caso di Mario D’Amelio non è mai uscito del tutto dall’attenzione pubblica. Anche la trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto?” gli ha dedicato servizi e appelli. Il paese si strinse attorno alla famiglia con una fiaccolata molto partecipata e con uno striscione diventato simbolo di quella speranza mai spenta: “Mario, ti aspettiamo presto tra noi”. Ma gli anni sono passati senza una risposta, senza un segnale, senza una pista concreta.
Oggi, a distanza di nove anni, restano solo il dolore e quel filo sottilissimo di speranza che Mario possa essere vivo, da qualche parte. Per questo i genitori tornano a farsi sentire, chiedendo che non cali l’attenzione sulla vicenda. “Ringrazio per quello che hanno fatto e stanno facendo gli inquirenti e le forze dell’ordine – dice il padre Vincenzo – ma chiediamo di riprendere le ricerche anche in altre zone d’Italia. Rinnovo l’appello a chiunque possa fornire notizie di Mario. Io e mia moglie siamo sconvolti e preoccupati, vogliamo solo riabbracciare nostro figlio”.
Un appello che attraversa il tempo e il silenzio, perché una scomparsa senza verità non smette mai di fare rumore.









