Una segnalazione circostanziata, accompagnata da un video, riaccende i riflettori sui lavori di rimozione dei nastri trasportatori nel porto industriale di Manfredonia. In particolare nel raccordo che unisce il braccio 2 al braccio 3. Inteventi tuttora in corso con i fondi Pnrr. Le immagini mostrerebbero un escavatore impegnato nello smantellamento delle strutture in cemento, con numerosi frammenti che finiscono direttamente in mare.
L’appalto e le prescrizioni ignorate
Secondo quanto riferito nella segnalazione, l’appalto prevedeva la demolizione della struttura in cemento, che conterrebbe anche amianto, ma con precise modalità operative. Il materiale rimosso, infatti, non avrebbe dovuto essere disperso in mare, bensì recuperato integralmente attraverso l’utilizzo di una chiatta posizionata sotto l’area di intervento, così da raccogliere tutti i residui della demolizione.
Una procedura che, stando a quanto denunciato, non sarebbe stata rispettata. “Doveva recuperare tutto il materiale di risulta, invece ha buttato tutto a mare”, si legge nella segnalazione, che parla apertamente di camionate di detriti finite sul fondale.
Il racconto dei sub e i timori ambientali
A rafforzare l’allarme sono le testimonianze di alcuni subacquei. Uno di loro, impegnato in immersioni per la raccolta di frutti di mare, avrebbe riferito che “è tutto là sotto”, con grandi quantità di materiale depositato sul fondale. Un racconto che alimenta le preoccupazioni per l’impatto ambientale e per le possibili conseguenze sulla salute e sull’ecosistema marino, soprattutto in presenza di strutture contenenti amianto.
Il video che documenta la dispersione in mare
Nel video si vede chiaramente un escavatore che, durante le operazioni di rimozione dei nastri trasportatori, fa precipitare in acqua grossi pezzi di cemento. Immagini che pongono interrogativi pesanti sul rispetto delle prescrizioni ambientali e sulla vigilanza durante i lavori.
Chiesti controlli e accertamenti
La segnalazione chiede ora verifiche immediate da parte degli enti competenti, per accertare eventuali responsabilità e valutare i danni prodotti. “Non può scappare da nessuna parte”, è la conclusione netta di chi ha denunciato l’accaduto, auspicando controlli puntuali, eventuali sequestri e la bonifica dei fondali, se le violazioni dovessero essere confermate.











