“Come arcivescovo ovviamente l’auspicio è che questo grande dono e questa eccellenza unica del Gargano non perda di identità e di forza ma possa continuare a fare storia al servizio di questa popolazione e di questo territorio come è stato per 70 anni da quando Padre Pio l’ha pensata e avviata”. Lo dice all’Adnkronos padre Franco Moscone, arcivescovo della diocesi di Manfredonia-San Giovanni Rotondo-Vieste, in provincia di Foggia, a proposito della situazione difficile dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza (circa 2.500 dipendenti, fra medici, infermieri e tecnici e 900 posti letto), dopo la fiaccolata di ieri sera alla quale hanno partecipato a San Giovanni Rotondo circa 2000 persone, tra le quali molti sindaci, il presidente della Provincia Giuseppe Nobiletti e il vicepresidente della Regione Puglia e assessore uscente alla Sanità Raffaele Piemontese. Il presule è anche presidente della Fondazione ‘Casa Sollievo della Sofferenza’, fondato quasi 70 anni fa da Padre Pio, che è di proprietà della Santa Sede ed è guidata da un manager.
A causa di difficoltà finanziarie la dirigenza di Casa sollievo intende cambiare la tipologia di contratto (da quello collettivo nazionale della Sanità Pubblica a quello della Sanità Privata e delle Case di Cura Private) con il rischio di una fuga di medici, dirigenti sanitari e operatori del comparto verso altre aziende sanitarie pubbliche e strutture che garantiscono condizioni contrattuali più stabili e vantaggiose. “Mi sembra che siano stati settant’anni di una storia eccellente – aggiunge – a servizio della sanità e della ricerca scientifica, che dimostra una carità particolare nella sanità da parte della Chiesa. Non è la prima volta che si trova in una difficoltà di tipo finanziario, per tanti motivi”, prosegue l’arcivescovo. “C’è bisogno che tutti i responsabili riescano a collaborare e a ragionare insieme per trovare una via d’uscita. A mio giudizio è possibile. Non è pensabile la sanità in provincia di Foggia e in Puglia senza Casa Sollievo che, tra l’altro, offre un servizio notevole fuori regione a tante persone provenienti da altre regioni del Sud Italia: vengono da Basilicata, Campania, Calabria, perfino dalla Sicilia e dal vicino Molise. È una istituzione direi interregionale, non solo regionale”, sottolinea padre Moscone.
“Sotto questo aspetto, è uno degli ospedali del Sud che ha una più alta capacità di accoglienza extraregionale, bloccando in qualche modo l’emigrazione di tanti pugliesi e meridionali verso la sanità del Nord Italia”. Quindi il rischio è che si crei “un gap sia dal punto di vista del servizio che dei costi effettivi che potrebbero essere maggiorati”. La fiaccolata di ieri in solidarietà con gli operatori sanitari si è conclusa davanti al grande complesso ospedaliero. Le segreterie territoriali e aziendali delle organizzazioni sindacali del comparto e della dirigenza medica, Fp Cgil, Fp Cisl, Uil Fpl, Fials, Nursind, Nursing Up Anmirs Anaao, hanno preannunciato nei giorni scorsi uno sciopero per l’intera giornata del 9 gennaio chiedendo anche l’immediata apertura di un tavolo di confronto direttamente a Roma con la Segreteria di Stato Vaticano. (Pas/Adnkronos)












