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Home - Casa Sollievo, la voce di un dipendente: “Meno urla, più responsabilità. L’amministrazione siamo anche noi”

Casa Sollievo, la voce di un dipendente: “Meno urla, più responsabilità. L’amministrazione siamo anche noi”

Crescente tensione attorno al futuro dell’IRCCS di San Giovanni Rotondo. Un lavoratore rompe il silenzio con una lettera aperta: “Criticare è legittimo, ma serve un esame di coscienza collettivo”

Di Redazione
18 Dicembre 2025
in Gargano, Sanità & Salute
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Nel pieno della bufera che investe Casa Sollievo della Sofferenza, tra proteste, accuse e timori per il futuro dell’ospedale fondato da Padre Pio, emerge una voce controcorrente. È quella di Luigi Massa, dipendente dell’IRCCS, che affida a una lunga lettera aperta una riflessione critica non solo sull’operato dell’amministrazione, ma anche sulle responsabilità interne al personale.

Una presa di posizione netta, maturata – scrive – dopo una giornata “convulsa” vissuta all’interno dell’ospedale, e che invita a smorzare toni e slogan, ritenuti più simili a “un linguaggio da stadio” che a un confronto serio su una crisi complessa.

“Non solo diritti, ma anche doveri”

Pur dichiarandosi tutt’altro che indulgente verso l’amministrazione, Massa riconosce che le difficoltà attuali di Casa Sollievo affondano le radici in anni di errori gestionali. Tuttavia, sottolinea come chi oggi governa l’ente abbia ereditato una situazione compromessa e sia chiamato, comunque, a prendere decisioni difficili per evitarne il collasso.

Nel suo intervento, il dipendente contesta una narrazione che attribuisce ogni responsabilità all’attuale dirigenza, ricordando come anche i lavoratori facciano parte del sistema amministrativo e come, nel tempo, non siano mancati comportamenti discutibili interni: assunzioni favorite, sprechi di materiale, utilizzo improprio di risorse, benefit sfruttati oltre misura, prestazioni sanitarie ottenute scavalcando le liste d’attesa.

Il rischio del fallimento

Massa esprime forte preoccupazione per alcune delle ipotesi circolate in questi giorni, come il ricorso massiccio a decreti ingiuntivi da parte dei dipendenti. Una strada che, a suo avviso, rischierebbe di aggravare ulteriormente una situazione già fragile, fino a condurre al fallimento e alla chiusura definitiva dell’ospedale.

“Casa Sollievo non è un’azienda qualsiasi – scrive – ma un’opera nata dalla visione di un santo, con una missione che troppo spesso viene dimenticata”. Un richiamo al senso originario dell’istituzione, che secondo l’autore dovrebbe restare al centro di ogni valutazione.

Investimenti e comunicazione

Pur criticando la gestione della comunicazione da parte dell’amministrazione, Massa ricorda anche i circa 20 milioni di euro di investimenti realizzati negli ultimi due anni grazie a fondi PNRR e finanziamenti, sottolineando come la dotazione regionale sia rimasta invariata. Elementi che, a suo giudizio, non coincidono con l’idea di una dirigenza intenzionata a “chiudere o svendere” l’ospedale.

Un appello alla riflessione

Il messaggio finale è un invito alla responsabilità collettiva: meno insulti, più informazione, meno social e più consapevolezza. “L’amministrazione siamo noi – scrive – e se ci sono colpe, dobbiamo assumercele tutti”.

Consapevole delle reazioni che le sue parole potrebbero suscitare, Massa conclude augurando un Natale sereno e un anno nuovo proficuo, lasciando “ai leoni da tastiera” eventuali commenti polemici.

Una testimonianza che aggiunge un ulteriore tassello al dibattito acceso sul futuro di Casa Sollievo della Sofferenza, portando alla luce un punto di vista interno che invita a rallentare, riflettere e guardare anche dentro se stessi.

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Tags: Casa Sollievo della Sofferenzacrisi ospedalieradipendentiIrccslavorolettera apertaSan Giovanni RotondoSanità
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