Il patron del Foggia Calcio, Nicola Canonico, insieme al figlio Emanuele Canonico e all’amministratrice unica della C.N. Holding s.r.l., si è costituito parte civile nel procedimento sulle minacce mafiose e sulle pressioni criminali subite da presunti affiliati alla Società foggiana. La decisione è stata formalizzata durante l’udienza preliminare celebrata davanti al gup del Tribunale di Bari, Giuseppe Battista, nel corso della quale due dei quattro imputati, Marco Lombardi, 49 anni, principale indiziato, ritenuto vicino al clan Sinesi-Francavilla, e Massimiliano Russo, 50 anni, hanno optato per il rito abbreviato.
Il presunto tentativo della mafia foggiana di controllare il club
Al centro dell’inchiesta vi è il tentativo, contestato dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, di estendere il controllo della criminalità organizzata sul Foggia Calcio. Proprio per questo motivo, da maggio scorso la società rossonera è sottoposta alla misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria: un provvedimento senza precedenti in Italia, disposto dopo una serie di episodi di intimidazione finalizzati – secondo gli investigatori – a condizionare le scelte societarie e ottenere vantaggi economici illeciti.
Dalle minacce alle armi: un’escalation iniziata nel 2023
La scia degli attentati è lunga e violenta. Il primo episodio risale al 18 giugno 2023, quando alcuni colpi di fucile furono sparati contro l’auto del capitano Davide Di Pasquale durante la finale playoff contro il Lecco. Pochi giorni dopo, un nuovo danneggiamento colpì il veicolo del calciatore nei pressi dello stadio Zaccheria.
La tensione si è ulteriormente aggravata con il ritrovamento di un ordigno rudimentale accanto all’auto di Emanuele Canonico, parcheggiata vicino alla sede della CN Costruzioni Generali a Modugno. L’atmosfera intimidatoria, secondo la procura, mirava a spingere Nicola Canonico a cedere le quote del club a un prezzo inferiore, agevolando così gli interessi del clan.
Gli imputati e le accuse della DDA
Secondo l’accusa, il regista delle intimidazioni sarebbe Lombardi che sui social tempestava Canonico di accuse e insulti. Con lui avrebbero agito Russo e i 48enni Fabio Delli Carri e Danilo Mustaccioli.
A maggio erano scattati quattro arresti per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, mentre altre 52 persone erano state denunciate e colpite da daspo.
Lombardi e Russo, come detto, hanno scelto il rito abbreviato. Lombardi, davanti al giudice, ha riconosciuto i fatti contestati, pur contestando l’inquadramento giuridico delle accuse. Delli Carri e Mustaccioli affronteranno invece l’eventuale rinvio a giudizio davanti al tribunale collegiale di Foggia.
Una strategia della tensione anche sui social
Oltre agli attentati, tra febbraio e maggio 2024 Lombardi avrebbe condotto una campagna di denigrazione sui social contro Nicola Canonico, definito “incapace” e responsabile del “disastro totale”. Una pressione mediatica che, secondo gli inquirenti, rientrava in una più ampia “strategia della tensione”.
Le richieste di risarcimento e i danni all’immagine del club
Canonico e la società hanno evidenziato nell’atto di costituzione gli effetti devastanti della vicenda sul valore della società sportiva: “L’azione criminale – si legge – ha azzerato la capacità attrattiva del club, allontanato investitori, disincentivato sponsor e declassato una piazza calcistica prestigiosa”.
Le prossime udienze
Il procedimento proseguirà a dicembre con l’udienza preliminare per gli imputati che non hanno scelto riti alternativi. A febbraio 2026 è in programma la discussione dell’abbreviato con la requisitoria della pm della DDA, Bruna Manganelli e gli interventi delle parti civili.











