La voce di Marco “Pallone” Raduano, uno dei pentiti più rilevanti della mafia garganica, entra nell’aula del processo “Game Over” da una località segreta. In videoconferenza, l’ex boss viestano – passato dal clan Li Bergolis-Miucci al gruppo Lombardi-Scirpoli (ex Romito) nel 2016, arrestato in Corsica e poi collaboratore di giustizia dal marzo 2024 – racconta trame, patti e tentati omicidi che disegnano uno spaccato feroce dei rapporti criminali tra Foggia e il Gargano.
“Volevamo uccidere Enzo Miucci. Moretti voleva essere presente”
Raduano parte da un piano di morte mai concretizzato: l’omicidio del reggente dei Li Bergolis, Enzo Miucci, preparato – a suo dire – nella primavera 2017. “Ci furono diversi incontri tra il nostro gruppo e i Moretti. In uno c’era anche Rocco Moretti. Ci teneva a essere presente, voleva fare un ‘regalo’ agli alleati”. L’agguato, studiato mentre Miucci si sarebbe recato a Foggia per un’udienza, saltò per la prudenza dello stesso Miucci: “È troppo astuto, non ci fu modo”.
Il ruolo di Moretti: “Tornò libero e prese il controllo di tutto”
Nelle dichiarazioni acquisite agli atti, Raduano descrive il ritorno sulla scena proprio di Moretti alias “il porco”, boss storico della Società foggiana dopo la scarcerazione nella primavera 2016: “Riuscì a controllare ogni attività illecita della città. Si portò dalla sua parte anche i fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla (oggi collaboratori di giustizia, ndr). Ci fu un accordo coi Sinesi-Francavilla per gestire insieme il traffico di cocaina”, vicenda al centro del processo “Game Over” dove Moretti – già condannato a oltre dieci anni nell’inchiesta “Decima Azione” – rischia un’altra condanna ancora più pesante per il presunto patto criminale che avrebbe monopolizzato lo spaccio a Foggia.
“’Lascia Lascia’ doveva morire. Io, Scirpoli e La Torre eravamo incaricati”
Il pentito torna poi su un altro presunto progetto di sangue: l’eliminazione di Antonio Salvatore, detto “Lascia Lascia”, imputato nel processo ed affiliato ai Sinesi-Francavilla.
“Era uno dei nostri obiettivi. Faceva parte del gruppo di fuoco dei nostri nemici. Doveva essere ammazzato. Lo monitoravamo con due foggiani che ci aggiornavano ogni settimana”.
Raduano sostiene che Salvatore avrebbe fornito armi e auto per un tentativo di omicidio nei suoi confronti: “Io ce l’avevo con lui. Ci dovevamo occupare io, il mattinatese Francesco Scirpoli e Pietro La Torre“. L’ordine, però, non arrivò mai a esecuzione.
Salvatore respinge tutto. In aula, ha chiesto espressamente il confronto con Raduano e con altri pentiti garganici. Sostiene che nei periodi indicati dal collaboratore fosse detenuto o ai domiciliari, e dunque impossibilitato a muoversi liberamente.
Agguati incrociati e omicidi ancora coperti dal segreto
Il pentito ricostruisce anche il tentato omicidio subito a Vieste il 21 marzo 2018: “Fui ferito ma continuai a muovermi”. Raduano aggiunge un dettaglio pesante: “In quel periodo commisi anche un omicidio, ma non posso dire quale perché c’è ancora il segreto istruttorio”.
L’udienza, ripresa anche da una troupe televisiva francese interessata alla figura del latitante evaso da Nuoro e catturato a Bastia, è una delle più delicate del filone foggiano del processo “Game Over”, che vede 19 imputati accusati a vario titolo di traffico di cocaina aggravato dal metodo mafioso. Altri imputati sono già stati condannati in abbreviato.










