Un uomo, un protagonista, un testimone della politica (ma non solo) di un tempo, intesa e praticata come vocazione prima ancora che con passione, dedizione e competenza: Lino Zicca è questo e tanto altro come si racconta nel libro “Aneddoti di fatti perduti”, Printed by Amazon Italia Logistica, su progetto grafico di Matteo Borgia, che sarà presentato lunedì 17 prossimo nella Sala delle vetrate del Municipio di Manfredonia, alle ore 17.
La politica e l’impegno in quella eletta attività connaturata con l’esistenza umana, di un uomo del sud che dalla sua Lucera ha scalato, interpretandone tutte le scansioni, le vette di un partito, il PCI, nei cui valori ha riposto il suo credo di vita nella consapevolezza del ruolo pubblico volto all’interesse nazionale. Zicca “appartiene a quella generazione di dirigenti comunisti – rileva nella presentazione Michele Galante, garganico di San Marco in Lamis, politico e letterato – formatasi con le lotte studentesche dalla fine degli anni Sessanta che ha poi avuto compiti di direzione ai diversi livelli negli anni successivi”.
Il racconto in prima persona di vent’anni di intensa, appassionata, operosa attività, dall’iscrizione al Pci fino al suo scioglimento e trasformazione in Patito democratico della sinistra, evento che, pur accolto da Zicca, ha prodotto un cambiamento di prospettiva non solo politica, inducendolo a lasciare quel mondo nel quale aveva profuso tante sue forze e idee, e approdare in una grande azienda multinazionale ove poter continuare ad esprimersi nelle sue conoscenze e attitudini professionali.
“Ma non è un libro di ricostruzione storica di quel ventennio” avverte Galante. “È un libro che racconta le idee, le passioni e persino l’ingenuità di militanti politici che hanno sacrificato il loro tempo libero, le loro energie e persino i propri piccoli risparmi per sostenere il loro partito”.
La lettura scorre piacevole, interessante, lungo una galleria di personaggi e di eventi narrati anche con leggera ironia, “danno il senso della complessità e della ricchezza del Pci in Capitanata”.
E Franco Mastroluca, deputato di Manfredonia e dirigente del Pci in quegli stessi anni, evidenzia nella prefazione, con “la dimensione umana di Lino Zicca, la sua militanza a tempo pieno, il funzionario oltre che il dirigente politico”.
Sulla scorta dell’esempio di Zicca, Mastroluca rileva come “quella generazione cresciuta e ispirata dalla presenza di Enrico Berlinguer, abbia cambiato il concetto di funzionario di partito non più considerato il ‘rivoluzionario di professione’ come nel precedente cinquantennio, ma come una ‘scelta di vita’, una vita precaria e piena di sacrifici, ma dedita ai valori e ai principi della libertà, della giustizia sociale, della democrazia e dei diritti, dell’onestà, dell’uguaglianza talvolta mettendo in secondo piano anche la famiglia”.
Un excursus in trentatré cammei nei quali Lino Zicca ha sintetizzato la sua vita e la sua attività di professionista della politica sotto la bandiera del Pci abbracciato quando era ancora al liceo. Si dipanano come grani di una corona: L’Occupazione della scuola, Il Primo comizio, Il Compromesso storico e la ragazza, L’Arresto del generale Miceli e il “tric-trac, Il comizio del senatore Fanfani e Umberto il barista, Le feste dell’Unità a Lucera e “a bbrasciole de cavalle”, Renato Guttuso e il compagno Palmadessa, La pepata di cozze e il conto non pagato, Mi manda Berlinguer, Le “papòcchie”, il comizio e il cane, Exscuse me for Italy?, La somma di due vicesegretari non fa un segretario, Prima i figli o il Partito?, Il capo della Polizia e la vicenda Enichem di Manfredonia.
La carrellata si conclude con “Dal Pci all’Eni”, il racconto dell’abbandono della politica e “l’inizio di una nuova vita”. Era il 1991 quando Lino Zicca raggiunse Milano per un colloquio di lavoro. “Ero stato assunto – notifica – e sarei andato a lavorare nella vicedirezione Pianificazione organizzativa di un grande gruppo industriale italiano, un incarico che si sposava con le mie aspettative e con i miei interessi e studi in materia di organizzazione aziendale”.
Era l’EniChem e “fui inserito In ‘Organizzazione’ a ragione del fatto che avevo sostenuto alcuni esami con il professore Aldo Fabris, uno dei maggiori studiosi di organizzazione aziendale”. Anche questa una esperienza esaltante vissuta con la sua ormai proverbiale dedizione.
Il suo excursus personale Zicca lo conclude con un accenno a eventi che in qualche modo richiamano le vicende politico-economiche d’oggi: il blocco e l’abbandono del progetto di un gasdotto tra la Russia e alcuni Paesi dell’UE avversato dagli Usa ma sostenuto da Berlusconi e dal suo governo, unitamente al dissenso sui bombardamenti sulla Libia per eliminare Gheddafi. “Per gli Usa e non solo per essi – rivela Zicca – non era tollerabile che a guidare l’Italia, un Paese Nato, vi potesse essere un amico di Gheddafi e soprattutto di Putin“. È stata quella la vera causa della caduta del governo Belusconi “altro che – annota Zicca – gli ‘attacchi’ della magistratura ‘rossa’ italiana”.













