Dopo 55 giorni in cella, Soccorsa Marino, 30 anni, incensurata di San Severo, ha ottenuto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La decisione è stata presa dal Tribunale della libertà di Bari, che ha accolto l’istanza presentata dalla difesa ritenendo attenuate le esigenze cautelari. La donna, accusata di aver ucciso con una coltellata all’addome il compagno Mario La Pietra, coetaneo, sconterà la misura restrittiva nell’abitazione dei genitori.
L’omicidio di marzo e la versione della donna
Il delitto risale alla sera del 5 marzo 2025, quando la coppia, che viveva con due bambini in un appartamento di vico Barone, ebbe un violento litigio. La Marino si è sempre detta innocente, sostenendo che la morte del compagno sia stata una tragica fatalità. Secondo la sua versione, mentre preparava la cena con il figlio più piccolo in braccio, La Pietra l’avrebbe strattonata per i capelli durante una discussione per motivi economici. Nel tentativo di divincolarsi per non far cadere il bambino, la donna avrebbe colpito accidentalmente l’uomo all’addome con il coltello che teneva in mano.
Le indagini e le accuse della Procura
La ricostruzione degli inquirenti è però diversa. Secondo carabinieri, pm e gip, Soccorsa Marino avrebbe inferto volontariamente il colpo mortale al compagno, mirando a una zona vitale con l’intenzione di ucciderlo. L’accusa si fonda su testimonianze, intercettazioni, rilievi della scientifica e sull’esito dell’autopsia, che ha confermato la gravità e la direzionalità del fendente. Mario La Pietra morì poche ore dopo il ricovero all’ospedale di San Severo a causa della profonda ferita.
La vicenda giudiziaria: scarcerazioni e arresto-bis
Quella concessa ieri è la seconda volta che il Tribunale della libertà esamina la posizione dell’indagata. Il 2 ottobre aveva rigettato la prima istanza difensiva, confermando il carcere. Tuttavia, il deposito tardivo del provvedimento portò alla scarcerazione formale della Marino il 21 ottobre, durata però solo poche ore: la donna fu riarrestata la sera stessa su richiesta del pm Roberto Galli e con ordinanza del gip Rita Benigno, poiché la liberazione era avvenuta per motivi procedurali e non sostanziali.
Nel nuovo interrogatorio di garanzia, la trentenne ribadì la propria innocenza e mostrò le braccia per smentire l’ipotesi di gesti autolesionisti avanzata da alcuni testimoni. La difesa ha quindi presentato un nuovo ricorso, sostenendo che si tratti al più di omicidio preterintenzionale e che non sussistano più esigenze cautelari tali da giustificare la detenzione in carcere. Il Tdl ha accolto l’istanza nel pomeriggio di lunedì, disponendo la misura dei domiciliari con controllo elettronico.
Le indagini proseguono per stabilire se la coltellata sia stata il gesto disperato di una lite finita in tragedia o un atto volontario maturato in un contesto di tensioni familiari.












