Un caso clinico straordinario arriva dall’ospedale “F. Miulli” di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, dove l’équipe di Endocrinologia diretta dal professor Sebastio Perrini ha sperimentato con successo un trattamento innovativo per curare una forma grave e refrattaria di ipoglicemia.
Per la prima volta al mondo, i medici hanno utilizzato la tirzepatide, un farmaco finora impiegato per il diabete e l’obesità, in un paziente non diabetico, aprendo la strada a nuove prospettive terapeutiche.
Il caso: una 40enne affetta da ipoglicemie gravi dopo l’asportazione dello stomaco
Protagonista è una donna di 40 anni che, dopo un intervento di rimozione totale di stomaco e duodeno, soffriva da anni di ipoglicemie ricorrenti e resistenti a ogni cura. Le crisi si manifestavano più volte al giorno, rendendo impossibile una vita normale e costringendola a nutrirsi per via endovenosa.
Durante il ricovero al Miulli, l’équipe del professor Perrini – docente della Scuola di Medicina della LUM di Casamassima – ha ipotizzato che la causa fosse un’assenza delle incretine, due ormoni intestinali (GIP e GLP-1) che regolano il rilascio di insulina. Senza stomaco e duodeno, infatti, il corpo della paziente non riusciva più a produrli, generando un eccesso di insulina e un crollo dei livelli di zucchero nel sangue.
Da qui l’intuizione: somministrare la tirzepatide, un farmaco che agisce proprio su quei recettori ormonali, compensando il deficit causato dall’operazione.
Un risultato pubblicato su una rivista scientifica internazionale
L’esito è stato immediato e sorprendente: le crisi ipoglicemiche sono scomparse già dopo la prima somministrazione, consentendo alla donna di tornare a una vita normale dopo oltre sei anni di sofferenza.
Il caso è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista “JCEM Case Reports” dell’Oxford University Press, suscitando grande interesse nella comunità medica internazionale.
“È stato come un miracolo dopo più di sei anni – racconta la paziente –. Ora posso uscire di casa senza paura, senza portare con me le fiale di glucosio. Ringrazio il professor Perrini e tutto il reparto per l’attenzione e la cura che mi hanno dedicato”.
Perrini: “Una scoperta che apre nuove prospettive terapeutiche”
“Questo caso – spiega Sebastio Perrini – dimostra quanto sia importante comprendere a fondo i meccanismi del corpo umano e saperli tradurre in nuove soluzioni terapeutiche. La tirzepatide potrebbe rappresentare un’opzione efficace anche per pazienti non diabetici e non obesi con ipoglicemie legate a interventi gastrici o intestinali”.
Il risultato dell’équipe pugliese rappresenta un passo avanti nella ricerca endocrinologica e conferma il ruolo del Miulli come centro di eccellenza per la sperimentazione e l’innovazione medica.












