Un’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice per le indagini preliminari Valeria Casciello del Tribunale di Foggia, ha portato all’arresto di dieci persone accusate di far parte di una rete di spaccio di cocaina e hashish operante nel territorio di San Severo. Le misure, eseguite dai carabinieri della compagnia cittadina, sono l’esito di una lunga indagine della procura che ha documentato decine di episodi di cessione di stupefacenti avvenuti tra il 2023 e il 2024, soprattutto all’interno dell’autoparco denominato “Luminoso”, punto di ritrovo e base logistica dell’attività illecita.
Gli arrestati e le accuse
Secondo quanto riportato nel provvedimento (n. 480/2024 R.G. Gip), i destinatari delle misure cautelari sono Valentino Bondelmonte, Simone Bergantino, Federico Colapietra, Marianna Filiziano, Giuseppe Gagliardi, Antonio Giarnieri, Guido Gildone, Giovanni La Cecilia, Tommaso Mastrullo, Tamara Montanaro, Franco Morelli e Marco Pio Vistola, tutti di San Severo o dei comuni vicini. Per sette di loro è stata disposta la custodia in carcere, per altri quattro gli arresti domiciliari.
Le accuse, pesanti, fanno riferimento agli articoli 73 e 81 del DPR 309/1990 (detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti) e, per uno degli indagati, non destinatario di misure cautelari, anche al porto abusivo di arma da fuoco.
Il box dell’autoparco “Luminoso” come base operativa
Dalle carte emerge che il gruppo aveva organizzato un vero e proprio sistema di vendita al dettaglio della droga, con ruoli precisi e turnazioni giornaliere. L’autoparco “Luminoso” di San Severo era il centro dell’attività: all’interno di un box, secondo gli inquirenti, venivano custodite le dosi di cocaina e hashish, confezionate e cedute agli acquirenti. Le intercettazioni e i pedinamenti hanno documentato centinaia di cessioni, con importi che variavano dai 10 ai 70 euro per dose.
In un solo episodio, gli investigatori hanno accertato la detenzione di 90 grammi di hashish e quantitativi di cocaina pronti per lo spaccio. La gestione dell’attività era affidata in particolare a Federico Colapietra, Antonio Giarnieri, Marco Pio Vistola e Giovanni La Cecilia, che – si legge nell’ordinanza – “operavano in concorso stabile, mantenendo un controllo costante dei contatti con i clienti e del denaro ricavato dalle vendite”.
Il ruolo delle donne
Nell’organizzazione figurano anche Marianna Filiziano e Tamara Montanaro, madre e figlia, quest’ultima legata sentimentalmente a Morelli, uno degli arrestati. Secondo il gip, le due donne “mantenevano un ruolo di supporto, garantendo la logistica e i contatti utili alla prosecuzione dell’attività di spaccio anche dopo i sequestri di febbraio 2024”.
Le prove e il contesto criminale
Le indagini si sono basate su intercettazioni telefoniche e ambientali, sequestri e pedinamenti. Nelle motivazioni il giudice sottolinea la “pervicacia e l’elevata pericolosità sociale” degli indagati, che “hanno perseverato nelle attività criminali anche dopo i precedenti sequestri di droga, dimostrando un livello organizzativo e relazionale consolidato”.
Le misure cautelari
Il giudice ha applicato la custodia in carcere per Bondelmonte, Colapietra, Gagliardi, Giarnieri, La Cecilia, Mastrullo e Vistola, mentre Bergantino, Filiziano, Montanaro e Morelli resteranno ai domiciliari. L’ordinanza, di quasi 300 pagine, descrive un sistema di spaccio “capillare e quotidiano” che, secondo la procura, “alimentava un giro di denaro consistente e un clima di diffusa illegalità nel quartiere”.









